• M’hai fatto aspettare venti minuti per questa cacchio di notizia? Ma ti rendi conto? All’improvviso!
  • Non lo so Luca, forse è perché ci conosciamo da una vita.
  • Ma se ci siamo rimessi insieme solo da un anno. Ed è andata bene, meglio di prima. T’eri sbagliata, m’hai detto, gli errori sono finiti. Mai stati così bene, noi due, in tutti i sensi. Adesso, d’un botto… che succede?
  • Forse sei tu a non capire che succede. È da un mese che sono… strana.
  • Ma quale stranezza se non mi dai un cazzo di segno!
  • T’ho detto: un po’ non vedi, non vuoi vedere… un po’ volevo essere sicura. Credi mi faccia piacere”? Mi dispiace da morire. Proprio adesso che tuo padre se n’è andato. Ma se faccio finta, se vado avanti, è peggio. È peggio, anche per te.
  • Peggio per me? Ma chi le dice ste stronzate? Proprio tu? Ti sei solo rotta di me o ti piace un altro?
  • Ti ricordi quando siamo andati al mare? Sono stata zitta, insopportabile tutto il giorno.
  • M’hai detto che avevi mal di stomaco. Dovevo capire che non era la frittata, ma che le cose cominciavano a non andare… ma fammi il piacere; il giorno dopo stavi bene, non era cambiato nulla.
  • No, era cambiato. Al mare ho sentito un vuoto allo stomaco, un senso di noia, di disperazione, solo che non capivo. Ti volevo e ti voglio bene da anni, sei buono, uno divertente come te non lo trovo, ma ho cominciato a sentire che…, non lo so, non c’è futuro, che stava finendo. Da un mese giro in ufficio come un fantasma. Dammi della stronza, pensa quello che vuoi. Ma il brutto è che le cose vanno avanti, vanno avanti, come fra noi, finché non vanno avanti più…ho cominciato a sentirlo allora e ora capisco che non riesco… ecco, che non riesco a tornare indietro, a ricominciare.
  • Ripeto: ti piace un altro?
  • Ok! C’è uno che mi piace un po’, ma è un amico…non mi viene nemmeno dietro. E poi “mi piace” è troppo… ci scherzo, è intelligente. T’ho detto, sono cambiata senza accorgermene. È segno che non va. Però non vorrei succedesse qualcosa… per questo voglio essere sincera adesso.
  • Come si chiama il ganzo?
  • No è…non cominciamo col terzo grado. Con noi non c’entra, è inutile dirti il nome. Non lo conosci. Ma anche fosse…
  • Ma come fai a parlare così e a dire che lo fai per affetto. Non c’è niente di più vigliacco della “correttezza”. Mi lasci nella merda all’improvviso, nella merda! E proprio adesso, dopo mio padre… M’ingelosisci, dici che non hai motivi, e vuoi anche che capisca. Ti scarichi di tutto e lo fai anche per me. Da te non me l’aspetto, non me l’aspettavo! Come puoi diventare così all’improvviso? Anche se ti piace uno…rimaniamo insieme… i problemi ci sono, ci saranno sempre…non ti capisco, e la cosa mi fa impazzire.
  • Luca è successo. Punto. Pensa quello che vuoi, ma non ci posso far nulla. Potevo continuare a far finta per un po’, ma non ci riesco!
  • No Claudia, voglio capire! Ma ti rendi conto che mazzata mi dai! No, non te rendi conto.
  • Luca, purtroppo è un fatto. Non c’è niente da capire. Fosse capitato a te diresti lo stesso.
  • Un par di coglioni! Non te la cavi! Mi devi spiegare. Questo almeno me lo devi. VOGLIO CAPIREEEEE…

 

***

 

  • Luca?
  • Luca?
  • Lucaaaa!
  • Oddio, che c’è mamma!?
  • Urlavi come un pazzo “voglio capire”. Che succede? Hai avuto un incubo.
  • Non lo so. Non mi ricordo. Non mi sento bene.
  • Sei tutto rosso, sudato. Fammi sentire la fronte. Ecco… ma no, sei fresco. Su, fai presto, devi andare a scuola.
  • Non me la sento.
  • Non dire idiozie. Ne abbiamo parlato ieri, no? Anche col papà. Oggi che t’interrogano in matematica, adesso che hai ripreso punti con la prof., che hai studiato… Non hai la febbre. Vai, fai il bravo.
  • Mamma, mi sento tutto confuso, e mi fa male la testa.
  • Luca! Te l’ha spiegato papà, la seconda media è importante, e siamo alla fine del trimestre. Se vai bene, come andrai, i professori cominciano a non guardarti storto. Così parti in terza senza note e senza quattro – in italiano e in matematica fra l’altro. In terza t’aspetta il futuro. L’interrogazione di oggi è un’occasione che non puoi perdere. Chissà quanto dipende da oggi.
  • Ma io proprio non ho voglia.
  • E questo l’ho capito. Ma tu capisci che dipende da te e che devi andare anche se non hai voglia. Su! Lavati e vai a fare colazione. Il caffelatte è a tavola. T’ho preparato il panino con la frittata per dopo.
  • Il panino con la frittata a scuola puzza.
  • Va bene. Il panino me lo mangio io! Ti dò i soldi per le merendine.
  • No, no… mettilo nello zaino…
  • Fai presto, papà ti aspetta in macchina, in cortile. Ti sei scordato che oggi è sciopero dei pullman?
  • Ma… mi ci vuole un po’…
  • Ti devi sbrigare, e poi non sei solo.
  • Non sono solo…
  • Hai capito chi è l’ingegnere? Il nuovo vicino che abita al primo piano. Ha una figlia e oggi non la può accompagnare. L’ha chiesto a papà. Ha tre anni meno di te ma fa già la quinta. È bellina sai? Molto bellina… sbrigati! Papà e Claudia t’aspettano. Fra venti minuti.