Opera dell'artista umbra Simona Frillici
1 Simona Frillici, Fortuna and Green Park, 2016

 

Nei materiali specchianti (specchi e acciaio inox) ho trovato la possibilità di dare movimento e profondità reale (pur se illusoria) al quadro.
Il movimento e la profondità sono illusori, infatti esistono solo nello sguardo di colui che guarda.
I materiali specchianti coinvolgono fortemente lo spettatore, che diventa parte dell’opera stessa.

 

Lo Specchio

Fa vedere noi stessi a noi stessi:
Immagini
Tanto che, abituati come siamo a vederci
in superfici specchianti,
se ci incontrassimo fisicamente, noi e
noi stessi, forse non ci riconosceremmo.
Ci stupiremmo nel vedere quanto siamo diversi
(quanto l’immagine è lontana dalla totalità dell’oggetto).
E’ come conoscere il mondo non direttamente
ma solo tramite immagini-percezione visiva.
Conoscere il mondo
Conoscere solo il suo riflesso in uno specchio.
Non l’oggetto ( oggetto nel senso di ciò che è
altro rispetto al soggetto ) ma la sua immagine
riflessa.
E’ come passare dall’esperienza nello spazio
tridimensionale ad un approccio con una
piatta superficie bidimensionale.
Tramite lo specchio possiamo vedere
punti di vista  che altrimenti non potremmo….
Come noi stessi. Soggetto che osserva e, nello stesso
tempo, oggetto che è osservato.

 

“….Trasformare un oggetto in un’ immagine….
privarlo una ad una di tutte le sue dimensioni:
il peso, la forma, il profumo, la profondità, il tempo, 
la continuità, il significato…”

( J. Baudrillard)

 

Angeli 2013, Chiesa di San Matteo degli Armeni, Perugia
2 Simona Frillici, Angeli, 2013

 

My work originates from pictures that I come across every day. Often these images tell tragic stories happening in the world, that I usually find on pages of newspapers or on the web. I always use photos in the form of simple photocopy. The emotion I feel in seeing a picture inspires me to pick it up. The same emotion is what I would like to arouse in those who view my work. The photo depicts a real person. The photo is a trace and memory of the person. The picture always originates from real life. Real life is what I’m trying to perpetuate in my work.
I make photographs and photocopies of the same image over and over again, looking for an interesting effect of distancing from the original.

Simona Frillici, Angeli/Gerusalemme, 2009, Museo Civico di San Francesco, Nocera Umbra (PG), m 9x9
3 Simona Frillici, Angeli/Gerusalemme, 2009

 

I often superimpose transparent materials to the photo. It could be plastic, gauze, etc … so I create an effect of visual distortion. The viewer is forced to move away from the image to be able to see it in clear manner. I love to create a visual dialogue in motion between the viewer and my works: viewing the work must not only be frontal and static, but changing the point of view, the vision of the work changes.
Through my work I focus on some of the main tragic episodes that have occurred in the world in recent years: from the episode in the school in Beslan (2004) where they killed so many children, the kidnapping of two hundred girls at Boko Haram in Nigeria (2014), the decapitated heads from Isis, the war in Syria, to the massacre at Bataclan (2015). I’ve faced some of the most distressing themes of “civilian” contemporary world: children suicide bombers, children soldiers, feminicide, children violated.

 

Gusci

Ancora l’immagine
Ciò che rimane
Di una realtà che non possiamo avvicinare
Che non possiamo conoscere
Che sfugge. Si allontana
E’attiva e non passiva di fronte al
soggetto che osserva…..
E’attiva e non passiva di fronte al
soggetto che si muove in essa….
Il soggetto è fuori che osserva
Il soggetto è anche dentro ciò che sta
osservando
“Camminare non è attraversare lo spazio
ma spingere lo spazio sotto i propri piedi”

(www.simonafrillici.com)

Il Letto, 2008, XV Quadriennale, Palazzo delle Esposizioni, Roma, foto di Paolo Ficola
6 Simona Frillici, Il Letto, 2008

(Le foto che corredano l’articolo, fatta eccezione per Il Letto – che è di Paolo Ficola -, sono di Antonello Turchetti)

Simona Frillici nasce in provincia di Perugia nel 1966. Frequenta l’Accademia di Belle Arti a Perugia dove si diploma in Pittura nel 1988. Tra le mostre collettive: nel 2000 è invitata al Premio del Golfo a La Spezia, e nel 2008 alla XV Quadriennale a Palazzo Esposizioni a Roma. Sempre nel 2008 l’editore Damiani pubblica il libro Simona Frillici- installazioni 2007/1997. La prima personale è del 1998, quando occupa totalmente dall’interno fino alla vetrina con i suoi Oggetti Muti uno spazio commerciale temporaneamente sfitto nel centro di Perugia. Nel 2011 progetta e realizza tre eventi che indagano approfonditamente lo studio d’artista come “luogo del fare”: Studio dartista 1, Perugia; Studio dartista 2, Perugia; Artists Studio 3: Permeability and Comradery, Bushwick New York. Sempre nel 2011 realizza il suo primo video Che Cos’è Arte? esposto nello stesso anno al Padiglione Italia Regione Umbria 54° Biennale di Venezia, Palazzo Collicola, Spoleto e al TufanoStudio25 a Milano. Nel 2013 partecipa alla collettiva Drafted alla galleria Schema Projects a New York e, nello stesso anno, un suo progetto è selezionato per realizzare un’installazione site specific dal titolo July 30, 1945 alla SpaceCamp MicroGallery a Indianapolis. Nel mese di maggio 2014 ha presentato i sei video Diario di un artista presso il Kino di Roma. A Novembre dello stesso anno l’intervento site specific all’interno del TufanoStudio25 a Milano, dal titolo Strategia di sopravvivenza. Vive e lavora a Perugia.