Operisti, il catalogo è questo
Per gli Amici del Canto, un avvio
…Ascoltate e leggete con me:
in Italia 2040
in Romagna più o meno 31
6 in Sicilia e in Calabria nessuna
Ma in Toscana,
ma in Toscana son già 1003…

Ricordate il ritmo incalzante dell’Aria del catalogo cantata da Leporello nel Don Giovanni  di Mozart?
Quasi una necessaria allusione, anzi un’affettuosa parodia per raccontare l’associazione Amici della Lirica di Perugia, a più di 35 anni dalla fondazione [1].
Intanto il nome. Si tratta di una convenzione di riconoscibilità e semplicità. Lirica sta in effetti per Opera in musica, quella invenzione di teatro, musica e danza che ha assunto diversi modi e stili lungo più di quattro secoli, a partire dalla sua origine in Italia. Un rituale collettivo, un ennesimo aspetto dell’ ‘utopia della bellezza’  per esprimere in una  formula il senso di questa creazione artistica.
Dicevamo dunque degli Amici della Lirica di Perugia [2], di cui facciamo un breve conto, visto che durata ed attività, con tutti i cambiamenti del lungo periodo, meritano una certa attenzione. La storia di una associazione è quasi sempre la storia di una passione (di sicuro ne costituisce la ragione del suo esistere).
Passione per l’Opera, ed essendo in Italia, appare lecito specificare Melodramma, una formula ormai consolidata, con tutto il suo apparato storico e dell’ immaginario.
Un gruppo di persone condivide  interessi, idee, aspirazioni, da qui nascono progetti e programmi.
L’associazione Amici della Lirica di Perugia proprio in occasione dell’anniversario trentennale ha prodotto una pubblicazione sulla sua storia, però queste righe non vogliono essere una sintesi né una recensione del libro, quanto un’occasione per mettere l’accento su questa realtà, simile ad altre in Italia e certamente significativa dello spirito di una tradizione musicale: l’opera lirica, il melodramma, nel senso comune della parola dunque si può insistere che il termine lirica appare troppo univoco per rappresentare un universo  ricco di sviluppi nei secoli.
Di fatto, tutta l’attività, tutte le scelte o gran parte di esse, culturali, organizzative, didattiche, sono state all’insegna dell’Opera in musica, che risulta il termine più appropriato  per designare il ‘teatro musicale’, dagli albori fino alle forme ibride dei nostri giorni.
Questa dunque è anche la vicenda delle esperienze e della formazione di un gusto, persino eclettico rispetto ai modelli tradizionali, che anni di frequenza e ascolto hanno favorito e formato.
In parallelo alle ricerche e sperimentazioni delle arti di spettacolo dal vivo, sono arrivate innovazioni nella scelta del repertorio (opere ‘minori’ di autori e periodi desueti, opere ritrovate dalla grande mappa dei secoli, (sepolte in archivi, scoperte musicologiche e storiografiche), titoli di compositori moderni e contemporanei poco rappresentati; si sono accentuate le esigenze di interpretazione, specie nel campo registico a cominciare dalla chiamata di nomi autoriali del teatro e del cinema, certo una robusta formula di richiamo per un genere ‘popolare’ sotto aspetti ormai diversi dalla congerie ottocentesca, come memoria richiama e storici hanno definitivamente approvato. Cambiato il pubblico, cambiata la percezione e l’esperienza, cambiati quindi i gusti e ovviamente le forme rappresentative. Il corredo tecnologico, per esempio,  ha fornito possibilità enormi alla visione e percezione delle storie; personaggi, figure del mito e delle storie esemplari (il buffo, il lirico, il tragico…). Scenografi, costumisti, coreografi, in vari stili ed provenienti da varie esperienze, soprattutto registi, concorrono a pieno titolo con il direttore d’orchestra alla rappresentazione; lavorano o dovrebbero, lavorare insieme, qualche volta persino in dissociazione, con implacabile rischio d’effetto malriuscito, di linguaggio disarmonico se non estraneo alle intenzioni compositive musicali. D’altra parte, la vivacità eterodossa della cultura e dei mezzi contemporanei, permettono chiavi di lettura e di messa in scena rivelative di infinite sfumature e significati, quando siano al servizio delle singole opere e non pretese di attualizzazione fine a se stesse.
L’importanza assunta dalla regia d’opera, sancisce allora nel bene e nel male, una gamma di soluzioni e interpretazioni e sfocia in alterne vicissitudini di gusto e  riscoperta, specie per quei titoli ormai classici che spingono ad allestimenti, recitazioni e ambientazioni inconsuete, qualche volta assai fuori contesto: diventano vere e sofferte prove per lo spettatore. Dall’altra parte, l’avvicinamento ad autori e titoli eterodossi se non rari o poco rappresentati, sono occasioni di scoperte e discussioni.
Insomma un pubblico che si muove tra l’apparente sicurezza del noto (opere di Verdi, Puccini, Donizetti, Bellini..), e avventure con autori meno consueti (Vinci, Janacek, Casella, Britten, Bernstein…), seguendo composizioni ‘minori’ e di rara esecuzione, attraverso messe in scene realizzate da quelle tecnologie che relegano in soffitta costumi e apparati scenici tradizionali (video, ologrammi, digital art).
Questi argomenti sono qui puntualizzati per dimostrare come l’attuale repertorio sia stimolo frequente di rinnovato interesse, spesso di polemiche, comunque causa ulteriore di curiosità e passione.
Citando dalla prefazione a proposito degli associati: ‘non soltanto il piacere dell’opera, ma la cultura dell’opera’.
In qualche modo le vicende dell’Associazione sembrano rispecchiare quelle dei repertori presso i principali teatri italiani, con tutte le varianti del gusto e anche del consenso; non solo, c’è da sottolineare quanto tutto si sia mosso all’interno dell’Associazione, a partire dai momenti di preparazione e introduzione al programma fino al suo riscontro, dopo una esecuzione. Una specie di percorso accidentato tra resistenza, scoperte  ed evoluzione del gusto.
La conoscenza procede di pari passo con l’esperienza. Vengono sempre organizzati  incontri e conversazioni sulle singole opere di cui è previsto l’ascolto nei vari teatri e per ogni occasione straordinaria che si presenta: anniversari, collaborazioni con istituzioni pubbliche e private, disponibilità di ospiti per approfondire temi, opere e autori, presentazioni di libri, insomma una gamma davvero ampia di presenza e attività, che testimonia come sia pervasiva di argomenti e legami tra le arti, la forma operistica.
Ogni suo aspetto, ammesso che se ne possa stabilire un elenco preciso, vocalità, personaggi, storie, letterature, mitografie, drammaturgie…diventa occasione di scoperte, di messe a fuoco. Ogni esecuzione ed esperienza di ascolto, oggetto di studio e comparazione, per ritrovarne il respiro vitale in ogni rappresentazione, perché questo è proprio lo scopo principale dell’ Associazione.
Scopo che si è fatto strada nel tempo, dopo incontri, trasferte, discussioni, ascolti magnifici o deludenti, che è stato favorito da coloro che hanno organizzato e coordinato l’Associazione. Una lunga frequenza di titoli classici, repertori eterogenei, di visite presso teatri gloriosi e fastosi: S. Carlo, La Fenice, La Scala, Opera Garnier, Royal Opera House, per citare i più famosi. Ogni volta interessati a trovare legami tra le arti e i caratteri dei vari periodi e compositori; a scoprire che i vizi delle prassi esecutive, dei cantanti, delle formule acquisite hanno contribuito a creare quel genere unico e allo stesso tempo eclettico che è l’opera lirica. Alla fine però, anche quelli che cercano la rassicurante ‘tradizione’, nella condivisione della manìa operistica, anche loro fanno esperienza della magia elusiva e indecifrabile di quelle storie in cui si canta parlando, si parla cantando, in costume oppure nudi (come in Ercole sul Termidonte) e a volte può sorgere il dubbio che tra le molte follie dell’arte, come citato nel titolo, questa sia una delle meglio riuscite.

                                                                                            

[1] In occasione dell’anniversario è stato pubblicato il volume: ‘Andare all’Opera. Storia dell’Associazione Amici della Lirica di Perugia. 1983-2013’.  Morlacchi editore, 2014.

[2] La città di Perugia è priva da anni di una propria stagione operistica mentre ha un notevole  programma concertistico più diversi festival prestigiosi (Sagra Musicale Umbra, Umbria Jazz e altri nella regione). Questa realtà ha nutrito attese e interesse per l’Opera finché una schiera di appassionati ha accarezzato l’idea di promuovere un’associazione dedicata. Da qui una serie di attività e iniziative a cominciare dalle trasferte nei teatri delle città più vicine, Roma e Firenze in modo continuativo.

 

ASSOCIAZIONE AMICI DELLA LIRICA DI PERUGIA

06123 PERUGIA – via del Verzaro, 20 – Tel. e Fax 0755725257 – e-mail: amicidellaliricaperugia@gmail.com

www.amicidellaliricaperugia.it

 

Angela Margaritelli lavora al Centro Studi del Teatro Stabile dell’Umbria. Esperta in arte dello spettacolo, svolge da tempo attività di promozione e divulgazione artistica e culturale.