Il chimico ed eccellente narratore Primo Levi nel suo libro Il sistema periodico, capitolo Ferro, riporta l’inizio di una conversazione con un compagno di corso al quale voleva  trasmettere principi di filosofia della scienza: “La nobiltà dell’uomo, acquisita in cento secoli di prove e di errori, era consistita nel farsi signore della materia, e io mi ero iscritto a Chimica perché a questa nobiltà mi volevo mantenere fedele. Vincere la materia è comprenderla e comprendere la materia è necessario per comprendere l’universo e noi stessi e quindi il Sistema Periodico di Mendeleev”. Ogni parola di questa riflessione ha un significato chiaro, preciso e condivisibile; riguarda  l’uomo e l’ambiente in cui esso vive, la sua attività di ricerca basata su procedimenti di prove ed errori; la conoscenza della materia che esige impegno di studi e tempi che coinvolgono centinaia di generazioni, il desiderio di comprendere l’universo. Il punto di arrivo è la conoscenza della “Tavola di Mendeleev” (anno di pubblicazione 1869) che significa conoscenza degli elementi chimici cioè dei costituenti di tutta la materia conosciuta. Essi sono sostanze semplici formate da atomi tutti uguali dal punto di vista chimico, ma che possono differire nel loro peso (massa, in termini scientifici). Il mirabile lavoro di Mendeleev è una bandiera della chimica, una iniziativa scientifica e una conquista intellettuale ideata per mettere in ordine gli elementi chimici allora conosciuti. Poi però, in circa 150 anni, la Tabella è stata elaborata e modificata e soprattutto è passata da 63 a 118 elementi. Alcuni di quelli nuovi erano già stati previsti dal chimico russo, ma non ancora identificati e nella sua Tabella avevano delle caselline con nomi provvisori, mentre altri sono artificiali, prodotti dopo la scoperta delle reazioni nucleari. Durante la guerra fredda c’è stata la corsa competitiva a nuovi elementi da parte della Russia e degli Stati Uniti.
Può darsi che. i cento secoli indicati da Levi per l’evoluzione dell’Homo Sapiens da manipolatore di utensili litici a conoscitore e dominatore delle proprietà dell’atomo siano solo un’indicazione generica, un modo per suscitare l’interesse del lettore, però la datazione di 10.000 anni dal presente (Before Present, B.P., come si trova nella datazione scientifica) corrisponde all’ 8.000 a.C., l’alba di un periodo di cambiamenti fondamentali per il progresso del genere umano. Il IX millennio a. C. è infatti considerato da molti autori (1,2,3), in base alle attuali conoscenze archeologiche, l’inizio in Medio Oriente del neolitico pre-ceramico. Questo periodo, l’ultimo dell’Età della Pietra, corrisponde alla fine dell’ultima grande glaciazione e segna il passaggio  dell’Homo Sapiens da una economia di cacciatore-raccoglitore (di tipo parassitario-predatorio)  a quella di agricoltore-allevatore. La base di questo nuovo modo di vita é la produzione di cibo mediante addomesticamento di specie vegetali e animali e rappresenta l’inizio di processi di innovazione pratica e  culturale. In certi territori il passaggio è molto rapido, forse prodotto dall’ invasione di popoli che avevano altrove già realizzato la nuova cultura e che la portavano come un “pacchetto completo” già confezionato e  sperimentato, e quindi si parla di rivoluzione neolitica. In  altre aree prende forma come un passaggio lento, meditato e progressivo e si parla semplicemente di processo di neolitizzazione..Questa nuova cultura ha naturalmente conseguenze economiche e sociali per le popolazioni post-mesolitiche; esse non hanno più bisogno di continui spostamenti per la ricerca di cibo e quindi l’Homo Sapiens diventa sedentario e inizia a costruire dimore stabili. La neolitizzazione, nata nel medio oriente, si spostò, lentamente, in tutte le regioni del Mediterraneo e poi verso il nord Europa. Per dare un’idea dei tempi di questa espansione verso il nostro continente si pensi che i primi siti neolitici in Puglia apparvero intorno al 6.000 a.C. mentre nell’Italia padano-alpina, con notevoli differenze di tempo fra le diverse valli, arrivarono con un ritardo di circa un millennio e mezzo. In Italia inoltre la nuova economia basata sull’agricoltura, diversamente da quanto accadde in Medio Oriente, si affermò contemporaneamente all’industria ceramica.
Ritornando alla riflessione di Levi, l’aspetto che mi sembra interessante sottolineare è il graduale sviluppo conseguito dall’Homo Sapiens, mediante l’impiego di indagini empiriche e delle sue capacità intellettuali, nei“cento secoli di prove e di errori” menzionati dal chimico scrittore. Se contiamo gli ascendenti di ciascuno di noi fino a 10.000 anni B.P., con una approssimazione di quattro generazioni per secolo, arriviamo a circa 400 antenati in linea diretta; un numero che appare piccolo se pensiamo che il punto di partenza è l’uomo che scheggiava la pietra e quello di arrivo è l’uomo che usa lo smartphone, che comunica in tempo reale con i suoi simili in tutto il mondo e che va alla conquista dell’universo. In mezzo abbiamo una catena umana che gradualmente, provando e riprovando, scambiandosi oggetti, conoscenze ed esperienze ha costruito il complesso culturale, scientifico e sociale odierno.
Attraverso un percorso organizzato in tre puntate, utilizzando informazioni provenienti dall’archeologia (luoghi, materiali ritrovati e tempi assoluti ottenuti da misure con il  carbonio quattordici, simbolo chimico 14C), verrà descritto il percorso che l’uomo ha compiuto, nei tempi proposti da Levi, per “vincere la materia” e “comprenderla”. Saranno illustrati i processi innovativi apparsi nella zona Medio Oriente-Europa, ritenuti significativi per la comprensione di questo percorso. Il primo luogo verrà esaminata la diffusione del neolitico dalla “Mezzaluna Fertile” al nostro continente con le modifiche indotte nella vita quotidiana, poi la nascita dell’industria ceramica e l’età dei metalli fino ad arrivare alla nascita della cultura della Grecia classica che ha dato inizio alla filosofia, alla politica, agli studi delle scienze naturali e della geografia. In quel periodo, con Leucippo e Democrito, è sorta anche l’idea di atomo come costituente della materia; questo termine è arrivato fino a noi, anche se ora il suo significato fisico è molto diverso. Si può dire che la ricerca scientifica sia nata nella Grecia del V secolo a.C. ma per passare dalla teoria di Democrito a quella di Mendeleev è stato necessario un percorso di ricerca di circa 25 secoli. In fine sarà affrontato, in termini divulgativi e non strettamente scientifici, l’atomo, la sua natura e le sue proprietà come sono oggi conosciute. Sarà discussa anche la sua capacità di formare sistemi chimici più complessi (le molecole) e i modi di osservarlo, studiarlo e  dosarlo.
I nostri antenati del neolitico conoscevano già da molti millenni la lavorazione della pietra, ma compresero che per migliorare la funzionalità e l’estetica dei prodotti litici era necessario  innovare (parola molto in uso nella società attuale) ed incominciarono a levigare gli oggetti  di pietra scheggiata che producevano. Per questa operazione scopersero un materiale più duro della pietra: il  corindone (chimicamente ossido di alluminio); questo materiale, presente nell’isola vulcanica di Milo (4), iniziò ad essere commercializzato in tutti i paesi del Mediterraneo. Il corindone è una pietra con cui oggi si fanno gioielli preziosi, ma il minerale di scarsa qualità per presenza di impurità, viene ancora usato come abrasivo nelle industrie; appare evidente che questa fu una scelta di grande utilità e di lunga durata. Alcuni attrezzi di pietra levigata sono riportati come esempi in figura 1.

utensili ritrovati al lago di bracciano
1 Utensili in pietra levigata (in alto) e falcetto in legno con lame di selce del 5.000 a.C. (in basso) dal sito “La Marmotta”, lago di Bracciano (Fugazzola Delpino et al., 1993)

 

Un’altra attività di quei tempi che piaceva sia alle donne che agli uomini era la creazione di ornamenti personali. Questa pratica era già usata nel paleo- e meso-litico ed infatti in tutti i siti preistorici venuti alla luce sono stati trovati consistenti quantitativi di materiali ornamentali preparati con semi, denti di animali, conchiglie di molluschi, osso, avorio, pietre colorate o altri materiali, ma nel passaggio al neolitico comparvero delle novità. In Figura 2 vengono riportati, da sinistra a destra, monili attribuiti rispettivamente al mesolitico e al neolitico.

monili attribuiti rispettivamente al mesolitico e al neolitico
2 Oggetti ornamentali pre-neolitici (a sinistra) e neolitici (a destra)

 

La comparazione degli oggetti mostra che nel passaggio tra i due periodi ci furono cambiamenti ben definiti nel gusto e quindi nella fabbricazione degli oggetti; quelli più tardivi sono della tipologia “a grani” che ancora oggi troviamo nelle gioiellerie. Anche per questi materiali e manufatti si era sviluppato un commercio a lungo raggio dal medio Oriente a tutto il Mediterraneo e all’Europa. Nei siti neolitici intorno alle coste Dalmate e alle rive del Danubio (che si può considerare l’arteria del neolitico in centro Europa) e lungo l’Elba si sono trovate collane e bracciali fatti con conchiglie di spondilus provenienti dall’Egeo (1). L’analisi condotta da S. Rigaud sugli oggetti ornamentali ritrovati in numerosi siti europei ha mostrato che nei paesi del nord i monili del tipo “a grani” indicatori del neolitico, apparvero molto più tardi rispetto alla zona del mediterraneo. Secondo l’autore quindi gli uomini del nord furono lenti nell’adottare le innovative pratiche del neolitico; per esempio nella Svezia meridionale l’agricoltura fu introdotta da gruppi della cultura del Bicchiere Imbutiforme intorno al 4000 a.C. ma in altre zone della Scandinavia anche un millennio più tardi. Francesca Giusti scrive che in generale l’agricoltura si spostò dal Medio Oriente fino alla Gran Bretagna con una velocità media, in linea d’aria, di 1 km all’anno (5).
L’attività agricola diede inizio ad un sistema di vita complesso che ebbe necessità di nuovi strumenti di lavoro e nuove conoscenze. Si iniziò con la scelta dei terreni più adatti alla coltivazione e gli studiosi ritengono che la “Mezzaluna Fertile” fu il primo territorio convertito all’agricoltura. Ma importante fu anche la selezione delle sementi, l’ideazione e la costruzione di strumenti adatti al dissodamento dei terreni, alla raccolta e l’immagazzinamento dei prodotti agricoli. Le prime otto specie vegetali coltivate, partendo da precursori selvatici, furono il farro, l’orzo, la lenticchia, il pisello, il cece, la veccia e il lino. Queste piante sono ancora coltivate con successo e costituiscono la base alimentare di molte popolazioni del pianeta; la loro scelta, quindi, mostra l’ottima intuizione degli innovatori del neolitico. Le nuove sfide hanno spinto l’uomo a mettere in comune le sue conoscenze, a sperimentare nuovi attrezzi e a diventare creatore di utensili; nella figura 1 in basso, viene riportato un falcetto del VI millennio a.C., costruito con materiali già conosciuti, sperimentati e commercializzati: legno e selce; le lamine affilate sono inserite obliquamente nel legno ed assomigliano ai denti di una sega. L’attrezzo è stato trovato negli scavi di “La Marmotta” in un  terreno acquitrinoso intorno al lago di Bracciano che ha protetto il legno dalla decomposizione. Per fabbricare attrezzi da taglio (falcetti o coltelli) oltre alla selce veniva usato un vetro di origine vulcanica, l’ossidiana, che era disponibile sui mercati di tutto il Medio Oriente, del Mediterraneo e dell’Europa. Molti altri materiali, diventati indispensabili alla sopravvivenza dell’Homo Sapiens, si diffusero rapidamente in tutte le classi sociali delle popolazioni neolitiche; ma contemporaneamente si sviluppò anche un commercio quantitativamente limitato, ma a lungo raggio, per beni di ottima fattura con funzioni sociali e/o religiose e per “oggetti di prestigio” di accesso limitato (4). Navi capienti incominciarono a solcare il mare dal Libano alla Grecia, Sicilia, Spagna e Francia per gli scambi commerciali e questo portò quindi allo sviluppo della costruzione di navi sempre più grandi e capaci di affrontare il mare aperto.
In parallelo all’agricoltura si diffuse l’allevamento del bestiame: i primi animali addomesticati furono il cane, la capra, la pecora, e la mucca. Si incominciò quindi ad avere a disposizione con facilità proteine nobili provenienti da carne e latte e materiali come lana e pelli per realizzare indumenti, contenitori e coperture per capanne. L’attività agricola e l’allevamento ridussero la necessità degli spostamenti per la caccia e la raccolta di frutti, radici, bacche e cereali selvatici e quindi favorirono la sedentarietà. Questa, a sua volta, portò con sé la necessità di alloggi stabili, sia in grotte naturali sia costruiti con mattoni (crudi o cotti) e/o pietra. Nacquero così le prime residenze permanenti (villaggi, cittadine e città); gli scavi archeologici condotti a Gerico, nel sito dove si era sviluppata la civiltà Natufiana pre-neolitica, portarono alla luce i resti di un muro e di una torre (1) che risalgono al IX millennio a.C. e che fanno di Gerico una delle prime città costruite dall’uomo. Con le città nacque anche la necessità di ordine, di gerarchie, di leggi, di regni e di politica.
In quel periodo (neolitico pre-ceramico) la cultura materiale dei villaggi era praticamente costituita da strumenti da taglio in selce e ossidiana; aghi e punteruoli in osso o legno; macine e asce in pietra; recipienti in cuoio e pietra e oggetti ornamentali come collane, bracciali o pendagli simili quelli visti in figura 2. Le derrate alimentari venivano conservate ponendole in buche nel terreno o in grossi contenitori di pietra.
Intorno al 6000 a.C. però, comparvero in M.O. oggetti e strumenti nuovi fatti con l’argilla, materiale originato dalla decomposizione di rocce sedimentarie preesistenti. All’argilla veniva mescolata acqua e l’impasto ottenuto era modellato e cotto per dar vita a contenitori di vario tipo e dimensione: pentole, tegami, vasi, piatti, boccali, lucerne, oggetti artistici, immagini di divinità o altre figure di importanza religiosa: nacque così la ceramica. L’uomo, che era già dominatore del fuoco, costruì forni in fossa, dove la temperatura raggiungeva gli 800-900°C necessari per cuocere questo nuovo materiale; i contenitori di ceramica sopportavano il fuoco e così essi poterono essere utilizzati per cuocere cibi vegetali ed animali in acqua, in maniera più flessibile e comoda. E’ nata così nel 6000 a.C. l’antica “pentola di coccio” (la cottura di oggetti di ceramica al “modo neolitico” è mostrata in questo video).
Il Laboratorio archeologico ”B. Bagolini” dell’Università di Trento organizza dimostrazioni e corsi di cottura della ceramica con il metodo usato nel neolitico a verifica di ipotesi archeologiche.
Nieuwenhuyse, studioso olandese, ritiene che l’industria ceramica, la più antica ancora esistente, sia nata nel nord della “Mezzaluna Fertile” intorno al triplo confine tra Turchia, Siria e Iraq. Infatti, verso la fine del secolo scorso, il suo gruppo archeologico iniziò scavi fruttuosi nel sito Tell Sabi Habyad (Siria) dove trovò testimonianze straordinarie sui primi manufatti ceramici e le loro decorazioni (6). Le ricerche si estesero poi al territorio circostante dove si sviluppò, dal 6.300 al 5.300 a.C., la cultura di Halaf  che diede inizio, secondo Nieuwenhuyse, alla “rivoluzione della ceramica dipinta”. I più semplici interventi di tipo estetico erano costituiti da segni impressi sulla ceramica cruda con le dita, unghie o punteruoli di osso o legno, ma gli archeologi trovarono  anche una grande quantità di ceramica dipinta con l’uso di diversi colori (bianco, nero, rosso, marrone, grigio, arancione). Queste colorazioni erano ottenute da ocre, argille colorate o pietre colorate polverizzate. In figura 3 vediamo alcune decorazioni rifatte in  bianco e nero e riportate nel riferimento 6.

rappresentazione di ceramiche proto-halaf provenienti dalla Siria
3 Ceramiche Proto-Halaf (Siria) circa 6.100 a. C.

 

Oltre a decorazioni in stile geometrico, gli archeologi ne ritrovarono molte con figure umane stilizzate impegnate in vari tipi di danza. Come si vede la forma geometrica prevalente è il triangolo, figura che si ritroverà continuamente in molti siti dell’area del Mediterraneo sia incisa che dipinta. La figura 4 mette in risalto la veloce evoluzione della tecnica decorativa avvenuta in quel territorio in circa due secoli a cavallo del 6.000 a.C.

ceramiche siriane del periodo halaf, 6.100-5.900 a. c. ca.
4 Ceramiche del periodo Halaf, sito Tell Sabi Abyad (Siria). Graduale incremento della complessità decorativa nei due secoli 6.100 – 5.900 a.C.

 

L’archeologo olandese, ritiene che i ceramisti dell’epoca abbiano usato emulazione, ma anche innovazione per distinguersi gli uni dagli altri e vendere i loro prodotti. La figura 5 riporta una “Figurina” sacra bicolore dello stesso periodo, ritrovata in uno dei siti di scavo.

dea della fertilità, periodo halaf
5 “Figurina” sacra del periodo Halaf, Siria

 

Come abbiamo visto per l’agricoltura anche per la ceramica c’è stata una migrazione di conoscenze verso ovest; attraverso le coste della Turchia, Siria e Libano l’abilità nella lavorazione dell’argilla si è spostata, per terra e per mare, verso la Grecia, l’Italia, la Francia e la penisola Iberica. L’industria ceramica ha avuto una espansione tanto rapida che alcuni studiosi pensano che la sua comparsa sia avvenuta contemporaneamente in più centri nell’area mediterranea. In Tessaglia  verso la fine del VI millennio a.C., negli abitati di Sesklo e Achilleion, si sviluppò la prima ceramica di tipo monocromo della Grecia; da qui le conoscenze per creare, decorare e cuocere manufatti di argilla procedettero verso nord ed invasero il territorio dei Balcani e poi le pianure dell’Europa centrale.
A partire dal 6.000 a.C. si sviluppò sulle coste del Mediterraneo (cartina di figura 6) una cultura considerata la prima del neolitico (7), individuata come cultura della Ceramica Impressa/Cardiale con riferimento al metodo usato per le decorazioni.

diffusione della ceramica impressa dal VII millennio a.c.
6 Diffusione, a partire dal VII millennio a.C., della ceramica Impressa/Cardiale nel Mediterraneo, aree in nero

 

Queste venivano tracciate sull’argilla prima della cottura, con punzoni di legno, di osso o di selce, con i polpastrelli ed in particolare con la conchiglia del mollusco cardium edulis; per questo la ceramica viene chiamata anche Cardiale. Particolari di superfici impresse sono mostrate nella figura 7. In Italia questo tipo di lavorazione fu avviata in Puglia e Lucania all’inizio del VI millennio a.C. e nel V tutta la penisola ne fu interessata. Nei siti italiani la decorazione avveniva con diverse modalità: con l’impressione, l’incisione, l’excisione (togliendo una parte di materiale), il graffito (incisione sottilissima), con l’aggiunta di cordoncini di argilla e con l’applicazione di materiali colorati. Osservando la cartina di figura 6 vediamo le prime aree di diffusione di questo tipo di ceramica, in nero, ed anche i nomi dei principali siti interessati; possiamo aggiungere quelli di Malta,  della Sardegna e della Corsica sempre del VI millennio. Nella prima isola abbiamo come centro importante la grotta di Ghar Dalam (Caverna Oscura), nella seconda la Grotta Filiestru (Bonu Ighinu–Mara) e nell’ultima i siti di Basi e Stretta. Nelle figure 7 e 8 sono riportate alcune immagini provenienti da siti web, della ceramica realizzata in diverse zone del Mediterraneo nel VI-V millennio a.C. per mostrarne le caratteristiche e le qualità artistiche; come si vede anche in questi reperti il triangolo compare spesso.

esempi di reperti archeologici
7 Da sinistra in alto: anfora di Sesklo del Museo Archeologico Nazionale di Atene, bicchiere di Serra d’Alto, Matera; in basso sintassi decorative di Stentinello e pentola di La Sarsa, Valencia

 

esempi di boccali dipinti e impressioni con conchiglia e punzone
8 A sinistra: boccali dipinti dalla grotta di Santa Barbara, Puglia; a destra: vaso da Muccia, Marche ed esempi di impressioni con conchiglia e punzone

 

Lascio ai lettori che lo desiderano cercare altri esempi via internet (ce ne sono moltissimi) utilizzando i nomi citati nel testo e nella cartina e i riferimenti bibliografici. (Iscrivendosi ad “Academia.edu” si possono leggere anche lavori originali di riviste di archeologia (principalmente in lingua inglese) che sono garanzia di autorevolezza scientifica). Con la ceramica impressa nel Mediterraneo siamo arrivati a 60-70 secoli  B.P. del cammino di Primo Levi e come abbiamo visto l’Homo Sapiens ha continuamente impiegato la propria mente per essere padrone di quello che lo circondava per la sua sopravvivenza, forse per la voglia di conoscenza, ma anche spinto dal suo desiderio del bello. Y.N. Harari scrive che l’Homo Sapiens è diventato “signore del pianeta” perché è l’unico animale a poter parlare di cose che esistono solo nella sua immaginazione.

Bibliografia

Bernardino Bagolini, Introduzione al neolitico dell’Italia settentrionale, Supplemento n. 9, novembre 1979, del Bollettino della Società Naturalisti “Silvia Zenari”, Pordenone.

Autori Vari, Rassegna. Sito web: neolitico-archeoserver/1; e anche: http://docplayer.it/11857035-1-il-concetto-di-neolitico.html;  Laura Seragnoli, Università di Milano, Il Neolitico, Dispense del corso di Archeologia. A.A. 2001-02.

Mario Federico Rolfo, Appunti di storia del vicino oriente, Appunti di Archeologia, Università Tor Vergata, A.A. 2008-09, documento web.

Catherine Perlés, Systems of exchange and organization of production in Neolithic Greece, Journal of Mediterranean Archaeology, 5/2, 1992.

Francesca Giusti, La nascita dell’agricoltura: aree, tipologie e modelli, Donzelli Editrice, Roma, 1996.

Walter Cruells and Oliver Nieuwenhuyse, The Proto-Halaf period in Syria. New sites, new data. Paléorient, 30/1, 2004.

Mario Alinei, Le conseguenze per la linguistica Corsa delle nuove teorie sulle origini indoeuropee, Atti del Congresso “Environnement et identité en Méditerranée”,  giugno 2000; Biguglia, Corse, Sammarcelli, 2001.

Yuval Noah Harari, Sapiens  Da animali a dei, Giunti Ed., Firenze 2018.

 

Gian Gaetano Aloisi è stato professore ordinario di Chimica Fisica presso l’Università di Perugia. E’ autore di numerose pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali. In molti dei suoi lavori vengono esposte ricerche riguardanti reazioni chimiche indotte da assorbimento di luce. Si è interessato anche della reattività fotoindotta di farmaci antimalarici. Ad esempio: “DNA cleavage induced by photoexcited antimalarial drugs”, pubblicato su Photochemistry and Photobiology, 83, 664, 2007. Arrivato alla pensione nel 2008, si è poi dedicato allo studio della storia antica e della preistoria.