Privacy Policy C’è pure l’Accademia ai «Nastri d’argento» del 1968
Aldo Peverini Vol. 13, n. 1 (2021)

C’è pure l’Accademia ai «Nastri d’argento» del 1968

«L’attimo, a cui bisogna fare molta attenzione, è quello in cui sul fianco della macchina da ripresa si accende la piccola luce rossa; è quello il momento – diceva Pio Baldelli[1] – non un minuto prima o dopo».
I venti/trenta studenti dell’Istituto d’Arte Bernardino di Betto e della attigua Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci restarono in silenzio, non fecero domande ma guardarono Baldelli con fare interrogativo.
«Questa premiazione degli attori e registi del cinema, ripresa dalla televisione della Rai, è una delle prime che saranno trasmesse in diretta, o meglio con una breve differita di tempo. Questo rende ridottissimi i tempi per eliminare e non mandare in onda le scene indesiderate. La nostra sarà un’azione di contestazione e controinformazione che, se tutto va bene, sarà vista, magari per pochi minuti, da tutta Italia, specie poiché in genere si inizia riprendendo una panoramica del pubblico presente in sala».
«Comunque sia non ci saranno problemi, sarò io che darò il segnale per dare il via alla nostra protesta – intervenne con fare perentorio lo studente che presiedeva la riunione – inoltre dobbiamo essere convinti del valore di quello che facciamo. Dobbiamo essere uniti, muoverci tutti insieme e non far trapelare in nessun modo le nostre intenzioni».
La riunione si svolgeva all’interno di un’aula dell’Accademia di Belle Arti occupata da tempo.[2]
Dopo di che tutti si dedicarono a preparare i materiali necessari: volantini per illustrare le rivendicazioni degli studenti e grandi striscioni con alcune parole d’ordine da far scendere in platea dalla seconda galleria del cinema Turreno, perché era lì che si sarebbe concentrata l’azione.
Frattanto si era accesa una discussione sul come far entrare all’interno del teatro i materiali che si stavano preparando, beffando così i controlli che sicuramente sarebbero stati messi in opera dalla polizia.
Per accedere alla manifestazione non v’erano problemi: avevamo un nutrito pacchetto di inviti procuratici da Pio.
Infine arrivò la soluzione: le donne. Certo, le donne avrebbero portato all’interno del teatro tutto il materiale sotto le gonne, gli striscioni da avvolgere in vita e i volantini divisi in piccoli gruppi. Ci sembrò una strategia da guerriglia urbana di cui andare fieri.
Nei giorni precedenti era stata convocata una conferenza stampa presso la sala della Vaccara del palazzo comunale per ribadire e illustrare più dettagliatamente le rivendicazioni studentesche e il motivo dell’occupazione, che stava perdurando ormai da circa due settimane. Nella stessa sala erano esposti alcuni lavori degli studenti, messi in vendita per finanziare l’occupazione.
La lotta degli studenti dell’Accademia di Belle Arti e di rincalzo dell’Istituto Bernardino di Betto (ambedue collocati, nei primi anni del secolo scorso, nell’ex convento a cui si accede da un piccolo portico posto tra la chiesa di San Francesco al Prato e il leggiadro oratorio di San Bernardino) era iniziata con l’occupazione del 1964.
Fu nel mese di aprile che avvenne la svolta: in sintonia con tutte le accademie d’Italia, gli studenti perugini scioperarono e occuparono la scuola per garantire le assemblee che hanno decretato l’importanza delle rivendicazioni (prima fra tutte la trasformazione dell’Accademia in facoltà universitaria[3], accompagnata dalla richiesta di una radicale riforma degli studi). I tempi erano così alternati: alcuni garantivano l’occupazione mentre altri pubblicizzavano la lotta, raccogliendo fondi e viveri e organizzando eventi.
Al quinto giorno di occupazione l’intervento della polizia e dei carabinieri, chiamati dal preside dell’Istituto d’Arte Bernardino di Betto, costrinsero gli studenti ad asserragliarsi al secondo piano dell’edificio senza poter usufruire così dell’ingresso esterno.[4]
Dopo dieci giorni l’occupazione cessò ma aveva ricevuto la solidarietà di tutte le organizzazioni studentesche e universitarie e del corpo insegnanti, nonché il sostegno da parte di diversi deputati umbri, per le loro rivendicazioni.

È il 1946 quando il sindacato nazionale dei giornalisti cinematografici (SNGCI) promuove l’istituzione di un premio interamente dedicato al cinema italiano a cui viene dato il nome «Nastri d’argento».
La prima cerimonia per la consegna dei Nastri d’argento è nel 29 luglio dello stesso anno.[5]
Dopo questa prima volta la manifestazione, nata per valorizzare la produzione cinematografica, avrà luogo ogni anno senza alcuna interruzione. Merito non trascurabile: insieme agli Oscar, è una delle manifestazioni più importanti e longeve dedicata al cinema.
I Nastri d’argento si svolgono abitualmente a Roma o nel suggestivo scenario del Teatro greco di Taormina, salvo alcune eccezioni. Ad esempio si svolse a Firenze nel 1967, dopo l’alluvione del 4 novembre del 1966, come segno di solidarietà con la città, e gli «Angeli del fango».
Angeli del fango, così vennero chiamati le migliaia di giovani, prevalentemente studenti che, da tutta Italia e anche dall’estero, accorsero a Firenze per aiutare la popolazione e contribuire a salvarne l’enorme tesoro artistico e culturale, un vero patrimonio dell’umanità.
Grandissima solidarietà dalla città di Perugia e da tutta l’Umbria, con raccolte di fondi, medicinali, abbigliamento, viveri e acqua potabile.
È merito dell’intuizione del direttore dell’Archivio di Stato perugino prof. Roberto Abbondanza e della disponibilità economica del Lion’s Club, se già nei primi giorni dopo l’alluvione si intervenne per cercare di salvare migliaia di manoscritti e documenti dell’Archivio di Stato fiorentino e i volumi della Biblioteca Nazionale di Firenze. Si trasportò il materiale (saranno necessari decine e decine di autocarri) dall’Archivio fiorentino alla sede perugina del Monopolio Tabacchi, per essere immesso con particolari procedure e lavorazioni nei forni di essicazione, al fine di asciugare correttamente libri e documenti, mentre i volumi della Biblioteca Nazionale saranno destinati ai forni di essicazione di Città di Castello.
Anche questa prima fase, decisiva per salvare il materiale cartaceo, si rese possibile per via dei tantissimi volontari, soprattutto studenti perugini, che lavorarono incessantemente sotto l’esperta guida del prof. Abbondanza.[6]La Provincia di Perugia, con la collaborazione del Comune di Perugia e di altri municipi della provincia, si propose per assistere interamente il rione di Santa Croce a Firenze, per permettergli di riprendere totalmente una vita normale.

Nell’ottobre del 1951 il Cine Club di Perugia organizzò «La settimana di Cultura Cinematografica». L’intento della settimana era quello di leggere il cinema non solo come momento di spettacolo e svago ma altresì come opera d’arte e di cultura.[7]

Le adesioni alla «Settimana» da parte dei Cine Club di tutta Italia, di registi, critici cinematografici, attori, attrici e artisti, sono innumerevoli. Il programma prevede proiezioni di film, documentari, lezioni e conferenze.
Alcuni anni dopo il Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici (SNGC), che aveva sinora curato tutte le edizioni dei Nastri d’argento, darà vita al «Festival dei Nastri d’argento». La manifestazione che presenta, debitamente restaurati, i più grandi successi degli ultimi dieci anni, avviene (tra giugno e luglio del 1958) in concomitanza a Roma, Milano, Torino, Bologna e Perugia. Nella nostra città il Festival si svolge interamente al Teatro-cinema Turreno.[8]

Torniamo al 1968. E’ domenica 24 marzo e in città c’è movimento e anche un po’ di eccitazione. Questa sera verranno consegnati al Teatro Turreno i Nastri d’argento, l’ambito riconoscimento per il nostro cinema. La scelta di Perugia appare un omaggio alla città e al suo amore per il cinema.
Lentamente affluivano gli invitati al teatro per le premiazioni di questa ventitreesima edizione, con premi da assegnare ad attori e registi del cinema italiano. Insomma un Oscar made in Italy.Gli studenti iniziarono ad entrare a piccoli gruppi di due o tre (e in ogni gruppo si evidenziava la presenza femminile!) mescolandosi agli altri invitati. Entrare nella seconda galleria non fu difficile: come da accordi gli studenti si disposero a semi-cerchio in modo da occupare, virtualmente, i posti che si affacciavano direttamente sulla platea.

Il teatro si andava riempendo: nelle prime fila della platea prendevano posto sia registi, attori, produttori, sceneggiatori sia le autorità come il Prefetto della provincia e il Sindaco. Il resto della platea era occupato dagli inviati di tutte le testate nazionali e locali e dagli invitati. Nella prima e seconda galleria prendono invece posto a sedere tutti coloro in possesso di un invito.
Il teatro Turreno era oramai stracolmo e l’aria era quella di una serata di gala. L’atmosfera allegra, quasi gioiosa, riempiva la sala.
Nell’attesa che iniziasse la premiazione, con la consegna dei Nastri d’argento, cresceva tra gli studenti anche un po’ di nervosismo, dovuto non solo all’azione che li attendeva ma anche al fatto che nel frattempo erano comparsi in seconda galleria, forse insospettiti da questa larga presenza di giovani, diversi poliziotti anche in divisa.
Ecco: si comincia. Al microfono c’è Lello Bersani, storico conduttore radiotelevisivo di eventi e spettacoli, pronto per iniziare, cosi i tecnici della televisione.
Tra il pubblico un signore elegantemente vestito, con abito da cerimonia e cravatta a farfalla, sembra particolarmente soddisfatto di trovarsi lì, fra tutta quella bella gente. È il commissario capo della squadra politica della Questura di Perugia e la sua tranquillità riposa anche su di un massiccio servizio d’ordine che all’esterno del cinema ha il compito di filtrare il pubblico in possesso dell’invito.
Appena si fa silenzio il presentatore prende la parola, saluta il pubblico e accenna a decantare la serata/spettacolo ma non va oltre…Gli studenti e le studentesse dell’Istituto d’Arte e dell’Accademia di Belle Arti, che sono riusciti ad entrare numerosi e ad evitare i controlli della polizia, dalla seconda galleria calano striscioni che lambiscono la platea e una pioggia di volantini interrompe Lello Bersani come per spiegare i motivi della protesta studentesca.
Bersani, preso in contropiede, non riesce a tamponare l’improvvisato comizio dello studente che dalla seconda galleria, sporgendosi un po’ dalla balaustra, riesce a sovrastare la sua voce nonostante non avesse la disponibilità del microfono. Presi alla sprovvista due agenti di polizia in divisa, di servizio in quella galleria, si precipitano verso lo studente e improvvidamente lo afferrano per le braccia ma il giovane reagisce immediatamente: «Questa è una manifestazione pacifica degli studenti, fuori la polizia dal Turreno!!»
Al pubblico della platea che in parte già seguiva la scena sarà sembrata una situazione di pericolo, con lo studente che sporgeva dalla balaustra e i due poliziotti che lo tenevano per le braccia. Per trattenerlo? Ma non ve ne era bisogno… E allora perché? Portarlo via con la forza e interrompere così la protesta?
Poi ci fu il colpo di scena: Gian Maria Volonté si alzò in piedi e, rivolgendosi alla seconda galleria, iniziò ad applaudire gridando: «viva gli studenti!!».

Come per un effetto domino partirono gli applausi (più o meno convinti) del pubblico che si era tutto alzato in piedi, seguendo forse inconsciamente il gesto spontaneo di Gian Maria Volonté. Gli agenti lasciano quindi velocemente la presa dalle braccia dello studente.
Il signore con la cravatta a farfalla era nel frattempo impallidito, resosi subito conto che lo avrebbe aspettato un trasferimento, magari nella Sardegna dove allora dilagavano i sequestri.
Risultato: l’episodio ebbe una risonanza nazionale e passò (pur tagliato) per alcuni secondi in televisione. Gli studenti, oltre che la solidarietà, raccolsero fondi per finanziare il movimento studentesco; lo fecero più tardi alla Città della Domenica dove gli artisti si erano recati per partecipare al ricevimento organizzato in loro onore dalle autorità cittadine. I donatori? Da Gabriele Ferzetti a Gillo Pontecorvo, da Elio Petri a Ugo Pirro. Il più generoso? Gian Maria Volonté.
Successivamente un gruppo di cineasti emise il seguente comunicato: «Gli artisti che hanno partecipato alla consegna dei Nastri d’argento, durante la quale gli studenti hanno manifestato per i loro problemi derivanti dall’attuale situazione delle Accademie di Belle Arti, delle Università e della scuola in generale, sentono di condividere l’impostazione che gli studenti portano avanti con la loro lotta, centrata sui problemi del diritto allo studio, della fine dell’autoritarismo accademico e di una riforma di tutta l’istruzione artistica. Esprimono, altresì, solidarietà con tutti gli studenti che in Italia pagano con il carcere e con le persecuzioni giudiziarie il loro impegno di costruire una nuova scuola in una nuova società».[9]

A proposito: i premi più ambiti dei Nastri d’argento[10], quello per la migliore regia e per il migliore attore protagonista, andarono rispettivamente al regista Elio Petri e all’attore Gian Maria Volonté, per un film tratto da un romanzo di Sciascia.

Il titolo? A ciascuno il suo.

Note

[1] Pio Baldelli (Perugia, 23 gennaio 1923 – Firenze, 20 giugno 2005) intellettuale perugino e allievo di Aldo Capitini, è stato professore in alcune scuole medie-superiori perugine e successivamente professore universitario a Cagliari e poi a Firenze. Ha prodotto diversi saggi e libri come critico e storico del cinema e studioso delle comunicazioni di massa.

[2] L’Accademia e l’Istituto d’Arte furono tra gli istituti più attivi e determinati nelle lotte studentesche. Gli studenti qui iscritti parteciparono in massa alla grande manifestazione del 9 marzo 1968, promossa dal movimento studentesco, che vide la partecipazione in piazza di migliaia e migliaia di studenti.

[3] «La Nazione», 22 aprile 1964 (Vogliono la laurea all’accademia d’arte, Cronaca Perugia).

[4] «Il Messaggero», 25 aprile 1964 (Agenti di PS e carabinieri intervengono per riaprire la sede dell’Istituto d’arte, cronaca di Perugia).

[5] Nell’immediato dopoguerra, quando la cinematografia nazionale si stava caratterizzando attraverso il Neorealismo. Il primo film premiato fu Roma città aperta (1946) di Roberto Rossellini. Questa prima manifestazione avvenne a Roma presso l’Hotel de Russie.

[6] «Il Messaggero», 15 novembre 1966 (Al lavoro gli studenti perugini per salvare documenti preziosi, cronaca di Perugia).

[7]  «Il Messaggero», 2 ottobre 1951 («Cinema e Cultura» di Luigi Chiarini primo argomento della “Settimana” in cronaca dell’Umbria). Altri momenti di riflessione sul cinema sono quelle di: Guido Aristarco, Letteratura cinematografica; prof. Carlo Ludovico Ragghianti, Cinema e arti figurative; Alberto Lattuada, Paura del cinema; Carlo Lizzani Documentario, premessa al realismo.

[8] Di seguito il programma delle proiezioni del Festival. 30 giugno: «Roma città aperta» di Roberto Rossellini; 1 luglio: «Il sole sorge ancora» di Aldo Vergano; 2 luglio: «Paisà» di R. Rossellini. 3 luglio: «Caccia tragica» di Giuseppe De Santis; 4 luglio: «Ladri di biciclette» di Vittorio De Sica; 5 luglio: «La terra trema» di Luchino Visconti; 6 luglio: «Cronaca di un amore» di M. Antonioni; 7 luglio: «Luci del varietà» di A. Lattuada e F. Fellini; 8 luglio: «Febbre di vivere» di Claudio Gora; 9 luglio: «Miracolo a Milano» di Vittorio De Sica.

[9] «L’Unità», 26 marzo 1968 (Registi e attori solidali con la lotta degli studenti, pg. 13, Spettacoli). L’ordine del giorno è stato firmato dai registi Gillo Pontecorvo e Elio Petri, dagli attori Gian Maria Volonté, Gabriele Ferzetti, Annabella Incontrera, Stefania Careddu e Nicoletta Machiavelli, dallo scrittore e sceneggiatore Ugo Pirro, dal documentarista Ansano Giannarelli e dalla produttrice di documentari Marina Piperno, dal produttore Alfredo Bini.

[10] «Corriere della sera», 23 marzo 1968 (Ecco i Nastri d’argento, pg. 13, Spettacoli).

 

Aldo Peverini ha scritto articoli e saggi sulla pubblicità e la comunicazione sia commerciale che politica, compresa un’indagine/ricerca sullo stato della pubblicità in Umbria, poi pubblicata. Lavora da circa trent’anni nel settore della comunicazione e della pubblicità, sia commerciale che istituzionale e politica, fondando agenzie di comunicazione o come consulente. Ha recentemente curato il volume Quando la politica era passione una cronistoria, degli anni ’70 in Umbria, raccontata, commentata e con un ampio corredo fotografico. E’ l’autore dei testi e della sceneggiatura della Storia di Perugia a fumetti pubblicata per la prima volta nel 1980, di cui ora è in corso la stampa della terza edizione, in un nuovo formato editoriale. La Storia di Perugia ha ricevuto il primo premio ex aequo per la sezione ragazzi alla prima edizione del Premio Letterario Regionale promosso da Umbria Libri nella edizione del 2018 .

 

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