Privacy Policy Il sacro e il profano: Monteluce e la Cappella Salus Infirmorum con affreschi di Gerardo Dottori
Andrea Baffoni Vol. 12, n. 2 (2020) Arte

Il sacro e il profano: Monteluce e la Cappella Salus Infirmorum con affreschi di Gerardo Dottori

Gerardo Dottori, affreschi della cupola, Cappella Salus Inforum, 1942-43, Monteluce, Perugia

Il recente intervento architettonico operato nell’area dell’ex Policlinico di Monteluce, ha visto la realizzazione del nuovo complesso in cui si è trasferita la storica Casa di Cura Porta Sole, originariamente situata sul Monte di Porta Sole, il punto più alto della città di Perugia. Fondata nel 1938 come struttura privata ad indirizzo Oculistico-Otorinolaringoiatrico dal prof. Alberto Cucchia, oculista, e il prof. Angelo Barola, otorinolaringoiatra, si era trasferita nella sede di Piazza Biordo Michelotti nel dopoguerra.
La nuova sede di Monteluce rientra nell’opera di riqualificazione architettonica generale, ma ciò che appare significativo è il restauro e inglobamento della storica Cappella Salus Infirmorum, delicato edificio a pianta centrale, realizzato nei difficili anni della guerra e con all’interno un importantissimo ciclo murale del futurista Gerardo Dottori. La data di completamento è ancora oggi riportata sull’architrave della porta d’ingresso: 15 maggio del 1942.
Si dovette alla principessa di Piemonte Maria José, la futura “Regina di Maggio”, il completamento dei lavori di quella che doveva appunto essere la Cappella del Policlinico. La consorte dell’erede al trono, originaria della casa reale del Belgio, giungeva a Perugia nel gennaio del 1942 per inaugurare la nuova “Clinica ostetrico-ginecologica” del Policlinico di Monteluce, una visita ufficiale dovuta al suo ruolo di Ispettrice del Corpo Infermiere Volontarie della Croce Rossa. L’area si trovava proprio in prossimità della suddetta cappella, da anni in costruzione ma ancora incompiuta per mancanza di fondi.

Cappella Salus Infirmorum, 1942, Monteluce, Perugia

L’occasione fu dunque ottimale perché il vescovo mons. Giovanni Battista Rosa, nel corso dell’inaugurazione della Aula Maggiore della Clinica ostetrica, esponesse a Maria José le difficoltà per il completamento della piccola chiesa che avrebbe portato tanto conforto ai malati. “L’Augusta Dama” prese a cuore l’esposto dell’Eccellenza al quale anzi ebbe la benignità di far pervenire in breve tempo la seguente comunicazione dal gentiluomo di Corte di servizio: “Sua altezza reale la Principessa di Piemonte Si è compiaciuta considerare particolarmente quanto Le avete esposto nella vostra lettera del 15 gennaio circa le necessità di condurre a termine i lavori di costruzione della nuova cappella annessa all’Ospedale civile di Perugia. Mi è gradito aggiungervi che, secondo gli Augusti ordini, ho in pari data segnalata la questione alle autorità competenti perché essa sia possibilmente risolta nel più breve tempo”.
Il Commissario Prefettizio del Consorzio per la realizzazione del nuovo Policlinico, Mario Biavati, nell’inauguranda Aula Maggiore della clinica aveva ringraziato Maria José (vista la circostanza presentatasi in divisa da Crocerossina) per gli aiuti già ricevuti per il completamento del reparto, senza fare cenno ad altro. Ma già il 13 febbraio 1942, la Regia Prefettura faceva pervenire all’Ecc.mo Mons. Rosa la notizia che il suo desiderio era stato accolto, avendo Mussolini stesso disposto l’assegnazione di 300.000 lire per il completamento della nuova cappella. Una pratica risolta in meno di un mese e senza l’intervento del partito fascista o delle autorità civili, ma grazie al contatto diretto fra il potere religioso e la Casa reale.
Un contributo straordinario grazie al quale la Cappella poté essere completata con i “vantaggi spirituali” predetti dal vescovo Rosa. I lavori per la costruzione dell’edificio e quelli di completamento subirono varie interruzioni e certamente, essendo realizzati in tempo di guerra, non furono a regola d’arte. Quanto alla cupola, anche per la presenza della bella lanterna in sommità, essa era di ardita e difficile costruzione, tant’è che nel tempo si sono verificate infiltrazioni d’acqua che hanno prodotto ripetuti danni alle pitture murali.
La cifra, particolarmente significativa (più di 330 milioni delle vecchie lire rapportate ai tempi recenti della lira), servì per i lavori di falegnameria, per la pavimentazione marmorea, per l’impianto elettrico e di riscaldamento oltre che per le decorazioni, affidate a Gerardo Dottori con delibera del 21 giugno. Occorsero più di sei mesi all’artista per completare le decorazioni della Cappella del Policlinico di Perugia, dal luglio del 1942 al gennaio del 1943. Fra la grande figura della Madonna sulla parete di fondo, sopra l’altare, e l’intera calotta della cupola, sono circa trecento i metri quadrati interessati dalle pitture, la maggior parte dei quali dipinti in posizione decisamente scomoda e Dottori aveva quasi sessant’anni. Ciononostante, egli continuerà nell’attività di muralista ancora per almeno un decennio. Il futurista perugino in queste imprese impegnative si faceva aiutare dal suo assistente all’Accademia di Belle Arti Adelmo Maribelli e dal fratello Umberto, che di mestiere faceva l’imbianchino. Si era in guerra, ma l’attività artistica dei futuristi proseguiva pienamente: nel 1942 si tenne la XXIII Biennale di Venezia alla quale Dottori prese parte come in tutte le precedenti edizioni, a partire dal 1924. Soprattutto, quell’anno l’artista perugino pubblicò la sua dichiarazione di poetica La mia pittura futurista umbra – meglio conosciuta come il “Manifesto umbro dell’Aeropittura” –nella sua prima monografia prefata da Marinetti.

Gerardo Dottori, particolare delle decorazioni, Cappella Salus Inforum, 1942-43, Monteluce, Perugia

Rimanendo in tema di pittura di genere religioso, sempre nel 1942 pubblicò anche un testo sull’arte futurista nelle chiese. L’attività di Dottori come muralista è molto significativa nell’ambito della sua produzione, tant’è che affermò ironicamente più volte: “Per campare faccio il pittore, quando ho tempo faccio anche l’artista”. L’attività di pittore era quella appresa nella tanto osteggiata Accademia di Belle Arti. Quanto ai linguaggi usati nel muralismo, prevale nelle chiese il figurativo, ovviamente per assecondare la committenza ecclesiastica che mal avrebbe accettato il Futurismo, ma non mancano interventi decorativi con stilemi d’avanguardia come nel caso dell’ambientazione del ristorante Altro Mondo a Perugia del 1923 o, dopo gli sviluppi aeropittorici del Futurismo della metà degli anni Venti, le decorazioni dell’Idroscalo di Ostia.
Linguaggio aeropittorico che usò largamente, in realtà, anche nelle decorazioni per le chiese, seppure sempre coniugato a figurazioni di stampo tradizionale, come nel caso della Cappella del Policlinico, dove troviamo compilazioni a fish-eye, occhio di pesce, nelle visioni dilatate dei paesaggi ove spiccano le figure dei santi. Più in generale Dottori, per primo fra i futuristi, fin dai primi anni Venti applicò il Futurismo anche all’Arte Sacra. L’anticlericale Marinetti impiegò molti anni a digerire la pittura futurista di genere sacro, fino a che nel 1932 firmò con Fillia il Manifesto dell’Arte Sacra Futurista lodando le opere di Dottori come la rivoluzionaria Crocifissione del 1927, cui fecero seguito numerose mostre specifiche su questa declinazione futurista.
Gerardo Dottori dipinse nella Cappella Salus Infirmorum un ciclo pittorico di linguaggio tradizionale, come si confaceva a un luogo di preghiera nel dolore, ma coniugato con visioni aeropittoriche decisamente ardite. Nello specifico, seguì la particolare vocazione del luogo con il filone iconografico dei santi consolatori degli infermi e dei poveri ambientando le figure in scenari lirici e mistici con visioni dall’alto, distorte e dilatate degli scenari paesaggistici umbri.
Sulla parete di fondo, sopra l’altare, c’è una grande immagine della Madonna con in braccio il Bambino, ai cui piedi due grandi angeli sorreggono una piccola chiesa, nella quale entrano frati minori accompagnando i malati.
Le figure sono immerse nel paesaggio, quello dottoriano umbro delle colline dalla linea morbida, degli alberi da frutta rosei e rigogliosi, mentre lo scenario lacustre è a fish-eye con una conformazione dinamica delle onde. Il cielo è tessuto con tecnica divisionista. Ne risulta un’immagine di piena serenità. Sulla superficie interna della cupola Dottori ha dipinto quattro figure di santi famosi per il loro eroismo verso i poveri: san Francesco d’Assisi, san Vincenzo de’ Paoli, sant’Antonio da Padova e sant’Anna con la Vergine bambina. Lo sfondo delle quattro narrazioni è un paesaggio scarno e desolato, rischiarato soltanto dai raggi di luce che a fasci illuminano le figure, scandite da altrettanto grandi croci costruite con tessere di vetro che fanno illuminare l’interno. Francesco era il santo più amato dall’artista, lo stesso riprodotto o disegnato mille volte, anche sulla facciata della sua casetta in via Pellini. Il santo assisiate è ritratto con il lupo ammansito nell’atto di accogliere un malato: la sua espressione è dolce e fraterna. San Vincenzo de’ Paoli tiene in braccio un bambino e ai suoi piedi si posano poveri e bisognosi. La sua figura è intensa e rassicurante. Sant’Antonio da Padova tiene in mano un giglio, simbolo di purezza e della lotta contro il male, mentre nell’altra mano ha un libro, simbolo di sapienza e dottrina. Infine, sant’Anna con accanto a sé la Vergine bambina, alla quale tiene la mano in atteggiamento dolcissimo con sullo sfondo alberi.

Gerardo Dottori, bozzetto su gesso per decorazioni Cappella Salus Infirmorum, 1942-43, collezione privata, Perugia

Per queste grandi pitture murali Dottori si servì di bozzetti e di cartoni a grandezza naturale che disegnò personalmente. Realizzò inoltre in scala un modellino in gesso della semicalotta per studiare le proporzioni delle figure rispetto alla superficie totale.
Nell’insieme si tratta dunque di un intervento di alto pregio, che oggi, nella riqualificazione della Nuova Monteluce viene conservato e sottoposto a importanti restauri. E ancor più che in passato, questo piccolo scrigno d’arte contemporanea, concluso grazie all’intervento di Maria Josè del Belgio, è oggi ben visibile, idealmente inglobato nel modernissimo edificio della nuova clinica Porta Sole come ad abbracciarla. E grazie ai nuovi lavori di restauro si appresta a tornare visibile anche all’interno e fruibile, come da desiderio dell’allora vescovo Rosa, per i degenti della clinica e per l’intera cittadinanza.

 

Andrea Baffoni si è laureato in Lettere, indirizzo storico artistico, e ha conseguito il dottorato di ricerca presso l’Università degli Studi di Perugia. Curatore di mostre e pubblicista, ha pubblicato numerosi saggi e articoli sul futurismo e sulle avanguardie del secondo Novecento.

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