Privacy Policy Pasolini e la verità: sul libro del Corriere della Sera
Roberto Segatori Vol. 12, n. 1 (2020) Letture

Pasolini e la verità: sul libro del Corriere della Sera

Giovanni Landi, Pier Paolo Pasolini – Assassinio di un intellettuale scomodo, Corriere della Sera (RCS Media Group), Collana “Grandi delitti nella storia”, n. 10, a cura di Barbara Biscotti.

Ecco un ottimo libro che si legge tutto d’un fiato, magari con una pausa necessaria per superare la sensazione di disagio che si prova per empatia dopo il capitolo sul delitto. Sono almeno quattro i meriti del volume di Landi.

Il primo riguarda l’organizzazione narrativa dei numerosi e puntuali materiali usati. La vita di Pier Paolo Pasolini (La vittima) è collocata giusto al centro di una ricostruzione che inizia con un Antefatto e, appunto, con Il delitto e si chiude con I colpevoli, ovvero l’analitica descrizione dei personaggi coinvolti nel massacro del poeta-scrittore-regista e del lungo e insoddisfacente iter giudiziario.

Il secondo merito dell’autore sta nell’aver descritto con assoluta semplicità e con sobria onestà intellettuale – in una parola, con normalità – l’omosessualità di Pasolini e le relative pratiche, che tanto odio hanno destato nei suoi spietati detrattori.

Il terzo consiste nella documentata riconferma (qualora ce ne fosse stato bisogno) che, nei casi controversi, la “verità giudiziaria”, affermata attraverso sentenze, quasi mai corrisponde alla “verità vera” in tutta la sua reale complessità. Giovanni Landi lo dimostra ampiamente trattando con grande acribia tutte le sfaccettature delle vicende processuali seguite all’omicidio (meglio ancora, come recita il titolo, l’assassinio).

Il quarto è l’aver riproposto un profilo di Pasolini che privilegia la sua “testimonianza di vita” più che gli aspetti “ideologici” del suo pensiero. Questa sottolineatura merita una spiegazione. Chi scrive, pur avendo ammirato alcuni film del Pasolini regista (Teorema più di altri) e pur avendolo incontrato direttamente e con piacere in una partita di calcio, non ha sempre condiviso il modo in cui egli ha affrontato il rapporto con la modernità. C’era – ancora ad avviso dello scrivente – un che di “passatista” nella sua nostalgia per “la scomparsa delle lucciole”: un’opinione questa ovviamente controvertibile, ma che ci sta (e forse è opportuna) in uno schietto confronto di idee. Giovanni Landi, però, è più bravo. Il Pasolini che lui descrive è l’uomo totalmente libero nei comportamenti e nella manifestazione del proprio pensiero, pronto a denunciare l’ipocrisia della società e i giochi dei potenti anche a rischio della propria incolumità (e la sua fine ne è una testimonianza): insomma, un testimone di verità di fronte ai conformismi blindati sia di destra sia di sinistra. Un uomo molto amato da una ristretta schiera di amici (la madre, la sorella, la cugina, Franco Citti, Ninetto Davoli, Alberto Moravia, Laura Betti, Dacia Maraini e qualche altro intellettuale), ma anche molto odiato per la sua straordinaria libertà da una grande massa di persone istigate da personaggi importanti spesso in malafede. Landi è capace di mostrarci come – certe volte e sicuramente nel caso di Pasolini – la verità espressa in libertà possa essere davvero rivoluzionaria.

Insomma, un libro benissimo scritto. E, vista la sua riuscita, non ci resta che attendere dall’autore ulteriori brillanti prove.

Roberto Segatori è stato professore ordinario di Sociologia dei fenomeni politici, docente di Governance e politiche pubbliche e direttore per due mandati del Dipartimento Istituzioni e Società dell’Università di Perugia, dove ha presieduto per anni il corso di laurea in Servizio sociale. Dal 2006 al 2013 è stato Coordinatore nazionale dei Sociologi della politica dell’Associazione Italiana di Sociologia.  È autore di oltre centotrenta pubblicazioni scientifiche.

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