Terrazza Residenza San Lorenzo di Todi
1 Il panorama dal giardino della Residenza d’Epoca San Lorenzo di Todi

 

Tutto è cominciato un giorno d’estate del 1994, quando nella Residenza d’Epoca “San Lorenzo” è arrivato un giovane svizzero dal cognome Ritter,  che si è qualificato come pronipote  della tuderte Giulia Bondanini, coinvolta in una storia che sembra leggenda ed invece  fu viva e palpitante esperienza.  La storia di una donna che, dopo l’espatrio clandestino del marito, il deputato repubblicano Fernando Schiavetti,  era rimasta a Todi con le due figlie ancora piccole, accolta nella casa paterna, ma pedinata dalla polizia fascista che ne seguiva i movimenti, attenta a che non fuggisse a sua volta ed ansiosa di carpirle, se colta in fallo, il modo in cui gli antifascisti tentavano la fuoruscita.  Abitava nel Palazzo Antonini, a sinistra del Duomo, ed i suoi vigilanti erano sette agenti, in divisa e in borghese, scaglionati tra l’ingresso principale e quello del retrostante giardino.  Riuscì ugualmente a fuggire, portandosi via la bambina più grande, di quattro anni:  la nonna di Ritter.   Rimase Franca, poco più che neonata, fino al settembre del ’28, quando con permesso accordato dal governo fascista, potè, accompagnata dal nonno, ricongiungersi con i familiari a Marsiglia. Cresciuta all’estero, tra Francia e Svizzera, poi Germania e Gran Bretagna, e divenuta giornalista, Franca ha  raccontato tutto nel libro Una famiglia italiana, partendo dallo straordinario episodio di Todi: la fuga della madre e della sorella, e il proprio ricongiungimento  con entrambe due anni dopo.  Il libro contiene l’esatta versione del fatto, priva delle aggiunte fantastiche (quali, per esempio, la bambina nascosta in un cesto) che non poterono mancare in un racconto trasmesso per via orale,  prima nel tam tam dei sussurri antifascisti,  poi nelle affrettate riesumazioni del dopoguerra.   Non si può dire quando se ne è smarrita la memoria:  certo molto prima che giungesse a Todi il giovane Ritter, allorchè si  constatò che solo qualche anziano ne conservava una pallida  traccia.

Franca Magnani, "Una famiglia italiana"
2 L’edizione Feltrinelli di Una famiglia italiana di Franca Magnani

 

C’è comunque il libro che la racconta per bocca di una delle protagoniste. Libro che getta una luce particolare su un palazzo di piazza, sul suo grande androne al di là del quale dobbiamo immaginare una  giovane donna, praticamente prigioniera: dove si cita un’osteria  in faccia[1], che certamente coincide con l’attuale Trattoria Italia; dove si parla di fuga attraverso un giardino che deve per forza essere quello di proprietà Toppetti-Grondona; dove si descrivono le campagne, la Rocca e la Piazza le cui avvolgenti meraviglie non potevano, tuttavia, annullare il turbamento di affetti sradicati e lontani; dove si rievoca una immensa e protettiva figura di nonno quasi sovrapposta al contorno maestoso e turrito della città.  Ecco, ciò che affascina, oltre allo spessore  di una  biografia popolata da personaggi come Nenni, Pertini, Lussu, Saragat, Modigliani, Silone, Carlo Rosselli, ed intessuta di tutti i conflitti ideologici del secolo:  è questo inizio solenne e  visionario a Todi, con la sua vasta piazza… il più bel campo da gioco che si potesse immaginare[2]. La piazza degli anni Venti, non molto diversa, probabilmente, da  quella riprodotta in una celebre fotografia di fine Ottocento, con tre figure ammantellate in uno spazio vuoto, ed un lontano perimetro di muri merlati. Forse, un minimo ingentilita, ma pur sempre una platea  da acropoli, con una monumentalità  massiccia e incombente: naturale sfondo di storie potenti e drammatiche, come quella che riempiva i due anni della piccola Franca. Una storia la cui ombra si è proiettata sui discendenti, se Ritter è venuto a visitare i luoghi che la videro svolgersi e a sperimentare  le “meraviglie”  che questa città ispirava alla bambina che fu  sua zia. Tutto è cominciato, dicevamo, in quell’estate 1994,  nella Residenza San Lorenzo, un tempo dimora  della famiglia Pellegrini, di tradizione laica e socialista, che non si può escludere abbia  accolto i coniugi Schiavetti-Bondanini ed abbia dovuto consolare Giulia nelle sue rare uscite, programmate dalla vigilanza fascista. La storia è riemersa, ma l’arrivo di Ritter ne è stato solo uno dei fattori, insieme ad altri che hanno intessuto, complessivamente, una rete di singolari coincidenze. Lo sbarco di  Ritter, inconsapevole turista, nella casa che probabilmente accolse gli Schiavetti avvenne nei giorni in cui veniva esposto per la prima volta in Todi, nella vetrina di Foglietti, il citato libro di Franca Magnani. Notato da Ritter ed immediatamente acquistato, fu da lui mostrato a Mitzi Morena, proprietaria della Residenza e nipote dei nominati Pellegrini, di coloro che sicuramente questa vicenda conobbero e commentarono. Dunque tutto è cominciato da lì,  quando Todi ebbe modo di conoscere o, se si vuole, di riconoscere, una  vicenda che è parte della sua storia.

 

[1], [2] Frasi tratte da Franca Magnani, Una famiglia italiana, Milano, Universale Economica Feltrinelli, 1992.

 

Manfredo Retti, docente di materie classiche, è autore di articoli e pubblicazioni. Ha curato alcuni volumi sui Teatri storici dell’Umbria e di recente quello sul Teatro Comunale di Todi, dove promuove attività culturali, specie musicali, e svolge diverse cariche nell’ambito della vita cittadina.