Privacy Policy I libri perduti. Libri e librai itineranti in Umbria – dove trovarli
Simone Signorini Vol. 12, n. 2 (2020) Letture

I libri perduti. Libri e librai itineranti in Umbria – dove trovarli

Questo articolo si prefigge lo scopo di essere utile a coloro che amano i libri e sono alla ricerca di edizioni di difficile reperibilità; non più stampate o fuori catalogo. Sono un libraio antiquario che opera da quasi trent’anni in Umbria e in Toscana nelle fiere specializzate del libro antico e soprattutto nelle piazze in occasione dei mercatini antiquari, proponendo, per lo più, libri usati ed edizioni fuori commercio. Si dice spesso che nel nostro Paese si legge poco e in effetti, dati alla mano, i numeri Istat confermano questa asserzione. È opinione degli editori che tra i principali fattori che determinano la modesta propensione alla lettura in Italia siano il basso livello culturale della popolazione e la mancanza di efficaci politiche scolastiche di educazione alla lettura. Allo stesso tempo (da un articolo del Fatto Quotidiano del Marzo 2019) nel Bel Paese si stampano sessantamila titoli l’anno, 164 al giorno, 8 ogni ora. C’è una costante e frenetica corsa alla novità e si calcola che il 75% degli editori sopravviva grazie alle nuove uscite. Il mercato ormai saturo non fa altro che rigurgitare, digerire e far morire libri in 90 giorni. Novanta giorni: è questa la media durata di un libro sul mercato. Dopo tale data, il circa 70% dei volumi non è più considerato novità. Paragonandolo alla vita di un uomo, oggi un libro invecchia un anno al giorno. Il catalogo di un editore si sta man mano svuotando di significato, è sempre più raro che libri stampati dieci anni fa continuino a essere presenti sul mercato e a vendere. Spesso è soltanto grazie alla presenza di librai attivi nell’ambito dei mercatini antiquari che alcune perle cartacee rispuntano fuori.

Se variegato e complesso appare il mondo dell’editoria e dei libri nuovi in generale, altrettanto variegato e complesso appare il mondo dei librai di strada, con i loro libri antichi e usati e i loro avventori spesso appartenenti alla categoria dei cosiddetti lettori «forti» (chi legge almeno un libro al mese) o a veri e propri ricercatori o collezionisti di particolari edizioni, autori introvabili, argomenti tra i più disparati e bizzarri. Le distinzioni tra libro usato, libro vecchio, libro antico, libro di valore antiquario, sono spesso fraintese. I confini tra una tipologia e l’altra non sempre sono del tutto definiti e, sovente, non corrispondenti ai criteri di valutazione di librai e collezionisti. La legge, in proposito, nel giusto tentativo di tutelare i nostri beni culturali, ha anche determinato situazioni paradossali come quella verificatesi nell’agosto del 2015, quando, a causa di un vuoto legislativo, chiunque si fosse portato all’estero come buon compagno di viaggio un libro stampato nel 1964, (ad esempio di un autore americano nella popolarissima ed economica collezione “Medusa” – magari con una bella traduzione di Fernanda Pivano), avrebbe rischiato da 1 a 4 anni di reclusione per esportazione di un bene antiquario protetto. Il decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78 – convertito in legge il 4 agosto 2015 – destituì le regioni dalla tutela dei beni librari, senza però indicare quale ente e quali uffici ne fossero divenuti responsabili e i libri più vecchi di cinquant’anni, considerati di “valore antiquario”, indipendentemente dalla loro rarità o dal loro valore di mercato, smisero di attraversare mari e varcare frontiere per un po’. Stabilire che un libro qualsiasi abbia un valore antiquario partendo da una data, a prescindere dal suo molteplice e variabile valore intrinseco, lascia molti di noi perplessi, ma un parametro di riferimento doveva pur essere adottato. Anche nella distinzione tra libro antico e moderno si riscontra una certa artificiosità nello stabilire una data precisa di riferimento (il 1830), data più convincente, perché – se non proprio specificatamente in quell’anno – nella prima metà dell’ottocento furono adottati i torchi meccanici che andarono a sostituire le tecniche di stampa “a mano”, rivoluzionandone il processo.

Non a caso ai tempi di Gutemberg e per buona parte del ‘500 si parla di arte della stampa. Una volta assemblati i caratteri che andavano a formare il testo e posta dunque la matrice in piombo su un carrello mobile, si passava all’inchiostratura con grandi tamponi. Poi si applicava il foglio e si faceva scorrere il carrello sotto la pressa del torchio. Infine, per mezzo di una leva veniva abbassata la platina, ossia un piano, che con la pressione andava a trasferire l’inchiostro sul foglio permettendone la stampa. Ovviamente nel corso dei secoli furono adottati significativi cambiamenti al funzionamento più snello e veloce della leva e del carrello e furono utilizzati per il torchio, o per parti di esso, diversi metalli e leghe sino ad arrivare, alla fine del ‘700, al torchio interamente in ghisa. Nel 1812 venne introdotto il primo torchio a vapore; una macchina tipografica cilindrica capace, tramite un rullo inchiostrato, di produrre fogli stampati “in serie”; ogni singola passata permetteva di stampare contemporaneamente tre fogli. Tra il 1812 e il 1816 le rotative presero il sopravvento, fino ad arrivare alla stampa fronte-retro abbinando due macchine rotative, specifica per i giornali, in grado di alzare la tiratura a 1600 copie di giornale all’ora. L’inizio del XIX secolo segna dunque l’avvio della stampa moderna e, nella classificazione standard del libro, il 1830 è adottato come vero e proprio spartiacque temporale: tutte le pubblicazioni a stampa fino al 1830 sono considerate libro antico, quelle successive vengono definiti “libri moderni” o “libri d’epoca”’

In ogni caso, chi si avvicina al libro usato (magari stampato non più di una decina d’anni fa), o al libro vecchio (che può avere dai venti ai cento anni secondo diversi criteri) è consapevole che quei libri hanno fatto parte della vita interiore di altri esseri umani, che sono passati per altre mani prima di giungere a lui. Così come può essere stimolante per qualcuno ritrovarsi di fronte a un libro vergine appena stampato, altrettanto meraviglioso appare ad altri trovarsi davanti a un percorso di parole già solcato da qualche sconosciuto chissà quando e chissà dove. I libri vecchi sono come delle navi che viaggiano nel tempo per giungere a noi. Oltre al contenuto che esprimono, sono spesso una sorta di scatola nera che ci racconta (attraverso una sottolineatura, un fiore lasciato a seccare tra le pagine, un biglietto del treno usato come segnalibro o qualsiasi altra traccia) qualcosa di qualcuno e di un tempo che fu. Il fascino di un libro che ha avuto una vita passata e continua ad avere una vita nel presente, coglie sia il libraio che l’avventore. Tra i librai e i clienti abituali, oltre al presupposto di condividere un amore per i libri e per la lettura, esiste dunque una sorta di naturale complicità basata su una medesima passione ancora più viscerale.

Spesso i mercatini antiquari sono guardati dall’esterno con superficialità. Molte persone (e il fenomeno è in aumento per diverse ragioni che non starò qui a spiegare) guardano agli operatori dei mercatini come a disperati esposti alle intemperie che cercano di sopravvivere raccattando qua e là gli oggetti scartati dalla società cercando di rivenderli. Posso parlare a ragion veduta dei librai, miei colleghi che conosco uno per uno. Non ci si può inventare librai; un semplice commerciante improvvisato non può diventarlo: il libraio propone e vende qualcosa di selezionato che ha probabilmente letto, di cui ha una cognizione e a cui decide di dare un nuovo valore. Inoltre, se di commercio si tratta, per dirla alla Flaiano, siamo gli unici a proporre “merce” che al suo interno possegga sogni propri. “Un libro sogna. Il libro è l’unico oggetto inanimato che possa avere sogni.” Uno dei momenti più belli ed emozionanti è la ricerca e la scoperta di libri interessanti. A volte veniamo chiamati nelle case a visionare libri e biblioteche private nelle situazioni più disparate e quasi sempre imprevedibili. Se da un lato può sembrare triste disperdere libri che precedentemente si trovavano uniti in uno stesso spazio, dall’altro è bello che riprendano vita e vadano a nutrire nuovi lettori. Personalmente, ho sempre apprezzato e trovato appassionante la particolare condizione in cui ci viene proposta un’intera biblioteca messa insieme da una persona nell’arco della sua vita. Come diceva Marguerite Yourcenar, creare biblioteche è come costruire granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che potrebbe arrivare. Il corpo e l’anima di una biblioteca privata, il suo taglio, la sua personalità, il suo carattere, spesso rivelano della persona che c’è dietro più di quanto ci si aspetti. In queste situazioni è facile trovare libri interessanti, quei libri spesso introvabili che andavamo cercando, o quelli che ci trovano prima ancora di sapere che li stavamo cercando. Molti libri non cattureranno la nostra attenzione, altri saranno studiati, altri letti e poi lasciati andare, da alcuni non ci separeremo più. Molti di noi librai si sono riconosciuti, per lo meno una volta, in un curioso racconto di Giovanni Papini, “Il libraio inverosimile”, la storia di un minuscolo libraio che decide, senza alcuna costrizione, di non vendere nell’arco della sua esistenza un solo libro. (Il racconto, tra l’altro, fu inserito in “Bibliofobia. Dell’odio per i libri e della loro distruzione”, un titolo che oggi è oggetto di culto tra i bibliofili e pubblicato in pochissime copie da un gruppo d’intellettuali italiani negli anni ’80, usando il falso nome di un’antica stamperia clandestina del ‘700).

L‘appuntamento mensile (i mercatini antiquari si tengono una volta al mese in diverse città Umbre) è anche occasione d’incontro e di scambi d’idee che spesso fuoriescono dal semplice ambito della carta stampata e finiscono per investire riflessioni sul nostro presente e sui tempi che stiamo vivendo, attraverso una scansione temporale precisa che si ripete. In altre parole, questo momento di socialità condivisa è, a tutti gli effetti, un evento culturale di cui spesso, purtroppo, le amministrazioni locali non colgono appieno l’importanza. Senza comunque enfatizzare troppo la figura del libraio, ognuno di noi sente, in effetti, di portare in piazza qualcosa di sé. In francese l’espressione usata per indicare i venditori itineranti di libri è colportage, (titolo anche di un cortometraggio realizzato anni fa da un libraio storico di Perugia, Gabriele Anastasio), che a molti appare più nobile di “venditore ambulante di libri”. Quanto a me, il suono di questa parola immediatamente materializza davanti agli occhi l’immagine di un libraio ambulante incontrato in un treno affollatissimo nel sud dell’India. L’uomo mi colpì subito per il fare discreto ed educato con cui, passando di vagone in vagone, si muoveva tra le persone che, a loro volta, lo guardavano con rispetto; “portava sul collo”, per l’appunto, una pesante pila di libri, il “peso” della cultura. La forza e la poesia di quell’immagine mi emozionano ancora.

Ecco qui a seguito i luoghi frequentati mensilmente dai librai in Umbria e i loro dati:

Perugia: Ultima domenica di ogni mese e sabato antecedente in centro storico (Piazza Italia, Giardini Carducci, Logge della prefettura)

Pissignano: Prima domenica di ogni mese (nei pressi delle Fonti del Clitunno)

Spoleto: seconda domenica del mese in centro storico

Terni: seconda domenica del mese e sabato antecedente in centro storico

Todi: Seconda domenica del mese (nei pressi del Tempio di Santa Maria della Consolazione)

Città di Castello: Terza domenica del mese in centro storico (Piazza Matteotti e Palazzo Bufalini)

Metello Bartoli (presente a Perugia)

Info: metello.bartoli@gmail.com

Vasco Bernardini (presente a Perugia, Pissignano, Spoleto / Gubbio, Città di Castello)

Info: scudierojohn@yahoo.it

Simone Signorini (presente a Perugia, Pissignano, Todi)

Info: simone.signorini@tiscali.it

Maurizio Caprioli (presente a Perugia)

Info: mauro.cap56@gmail.com

Adriano Battisti (presente a Terni)

Info: adrianolibri@virgilio.it

Post scriptum di Vasco Bernardini

Giallo

Madame Sphera e il Libro salirono le scale della

pensione, aspettarono che la donna delle pulizie

uscisse dalla camera e si sedettero sul letto ad

ascoltare la pioggia. Ma quando il Libro si addormentò

Madame Sphera non seppe resistere e in un attimo lo

sedusse. Il Libro oppose una breve resistenza, in una

lenta agonia di pagine aperte, poi scivolò in un

finale consueto, senza più memoria.

Al mattino, di buon’ ora, il Libro pagò il conto,

uscì in strada e fermò un taxi. Pioveva ancora quando

scese nella grande piazza. Percorse a piedi l’ultimo

tratto fino alla biblioteca ed entrò.

Camminò con passo svelto lungo il salone dei libri

perduti, dove i drammi di una notte si incrociavano

coi racconti dei marinai. Si fermò un poco per riprendere

fiato, poi a fatica si arrampicò fino all’ultimo

scaffale.

– Allora come è andata ? ..

– Bene fratelli, vi ho portato il giornale, leggete,

è in prima pagina.

Madame Sphera, nota divoratrice di gialli trovata morta

in una camera d’ albergo

– Mica male per un principiante, non vi pare ?

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