È ancora possibile parlare di sostenibilità? Secondo gli esperti il termine appare ormai aver perso la sua portata rivoluzionaria di cambiamento degli stili di vita della popolazione mondiale trasformandosi in un mero strumento di marketing. Per capire come si è arrivati a questa situazione è utile fare un salto indietro. Il termine nasce grazie alla Commissione delle Nazioni Unite sull’ambiente e lo sviluppo (Wced – http://www.un-documents.net/wced-ocf.htm) con il rapporto Brundtland (http://www.clubofrome.org/) nel 1987 nel quale si definisce lo sviluppo sostenibile come «lo sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri». Significa spronare una crescita economica che migliori la qualità della vita nel rispetto dell’ecosistema. Nel corso del tempo scienziati, ong e policy makers hanno delineato meglio il concetto di  sostenibilità, mettendo in luce sia gli elementi del rispetto dell’uomo (sostenibilità sociale) che quelli della tutela dell’ambiente (sostenibilità ambientale). Intorno a questa definizione si è sviluppato e sussiste un vasto dibattito. Al comparire del termine molti affermarono che la parola probabilmente non sarebbe sopravvissuta perché ritenuta poco chiara o poco soddisfacente. La storia non ha dato ragione a questa previsione. «La parola non solo è sopravvissuta – ricorda Michael Renner, senior researcher del WorldwatchInstitute – è anzi cresciuta a dismisura negli ultimi venti anni. Basta fare una breve ricerca su Google per verificare come questo termine compaia milioni di volte a seconda di come viene cercato».
Secondo il ricercatore del WorldwatchInstitute la crescita del termine sostenibilità ha però avuto degli effetti inaspettati trasformandosi in un’arma di marketing molto efficace: «Le persone che si occupano di marketing negli ultimi anni si sono rese conto che non è effettivamente possibile vendere un prodotto se in qualche modo non lo si associa ad un concetto verde». Oggi molte immagini pubblicitarie richiamano i concetti di tutela dell’ambiente e di salvaguardia delle risorse ambientali. Si parla in questi casi di green washing, coniato nei primi anni ’90 da Greenpeace per descrivere «cynical, superficial, public relations marketing», e designa unappropriazione indebita di virtù ambientaliste da parte di una società, un’impresa, un governo, per farsi un’immagine verde, finalizzata allo scopo di vendere di più.
A fronte di questa associazione del concetto di “sostenibilità” ad argomenti, prodotti e iniziative più disparati, il rischio è di annacquare la potenzialità rivoluzionaria del termine e di conseguenza bloccare o rallentare la necessità di interventi finalizzati al miglioramento delle condizioni di vita delle generazioni future. Bisogna quindi domandarsi se sia ancora possibile parlare di sostenibilità e, dal punto di vista dello sviluppo locale, come la comunità dell’Umbria possa partecipare concretamente al dibattito globale e attuare interventi concreti volti a implementare la sostenibilità e le azioni sostenibili in maniera olistica.
Da un punto di vista dei valori e delle strategie regionali, il principio dello Sviluppo Sostenibile è principio fondante (vedi L. R. n.21 del 16 aprile 2005, Nuovo Statuto della Regione Umbria, Articolo 11) e criterio generale delle politiche della Regione Umbria, in nome del  quale favorire processi e percorsi che riguardino l’insieme delle priorità di valore strategico per l’ambiente, per gli aspetti economici e socio-culturali, con un approccio integrato alla pianificazione e gestione delle risorse territoriali. I temi della sostenibilità in Umbria appartengono a tutti i dispositivi programmatici regionali, costituendo quindi elementi trasversali alla programmazione delle attività regionali. Non potendo in questa sede dare conto di tutte le politiche e gli interventi realizzati dalla Regione Umbria in materia di sviluppo sostenibile, con approccio pragmaticosi intende mettere il focus su un’area economica delimitata, quella del turismo dei grandi eventi, e in particolare sul caso studio del progetto ZEN (Zero Impact Cultural Heritage Event Network), con capofila Sviluppumbria.

 

Il Caso studio del Progetto Zen (Zero Impact Cultural Heritage Event Network)

Conferenze, grandi eventi, convegni, concerti. Migliaia di persone come pubblico, centinaia di stand da allestire e smontare, tonnellate di carta per i cataloghi, gli accrediti, le cartelle stampa, quintali di cibo per sfamare i visitatori, ettolitri di bevande e migliaia di bottigliette d’acqua per dissetarli. E poi bollette astronomiche per l’energia elettrica, condizionatori d’aria per riscaldare e raffreddare i locali. Spesso, chi partecipa a un evento pubblico sottovaluta l’impatto che produce a livello ambientale. Chi non può fare questo errore, sono gli organizzatori di eventi. Soprattutto, ma non solo, se portano avanti tematiche legate alla riduzione di impatti ambientali e sostenibilità ecologica. La battaglia per minimizzare emissioni, rifiuti, spreco di cibo, acqua, carta e altre risorse naturali è tanto necessaria quanto complicata. Soprattutto non può essere affrontata solo a livello locale, ma richiede la condivisone di soluzioni ed esperienze a livello internazionale. È però davvero possibile (ed economicamente compatibile) costruire un evento a basso impatto? Quali criticità e best practices può condividere l’Umbria?

Sivluppumbria, RIga 2014.

Proprio per rispondere a questa domanda e fornire una serie di linee guida per gli organizzatori di eventi in tutto il mondo, dodici organizzazioni europee (dall’Italia alla Lettonia, dalla Romania alla Spagna, dall’Olanda alla Slovenia), rappresentanti di enti locali, istituzioni accademiche e agenzie pubbliche, si sono riunite per dare attuazione al progetto ZEN (Zero Impact Cultural Heritage Event Network). Tra di esse, come principale ispiratore del progetto, la Regione Umbria, e Sviluppumbria, che del progetto è stata capofila.
Eventi e manifestazioni, nel corso dei secoli, hanno svolto un ruolo chiave nella costruzione della nostra identità, sia come individui sia come collettività. Con il crescere della consapevolezza sulle questioni di sostenibilità e ambiente, vi è un parallelo aumento del livello d’interesse per eventi o manifestazioni Green e Sostenibili. Le Olimpiadi di Londra 2012, per esempio, hanno avuto il più basso livello d’impatto ambientale mai registrato nell’organizzazione di eventi di questa portata. Questo trend, negli ultimi tempi, sta diventando sempre più evidente anche in manifestazioni in scala minore. Una recente ricerca condotta tra i partecipanti di eventi organizzati in Europa ha rilevato alcuni dati interessanti per le istituzioni pubbliche e i privati che organizzano eventi (per la ricerca completa si rinvia anche http://zen-project.eu/new/):

– il 50% sarebbe disposto a pagare un prezzo maggiorato del biglietto se questo potesse contribuire a ridurre l’impatto della manifestazione sull’ambiente;

– il 71% potrebbe raggiungere il luogo della manifestazioneutilizzando i trasporti pubblici se tale offerta fosse inclusa nel prezzo del biglietto;

Allo stesso modo, eventi e manifestazioni possono cambiare in meglio il comportamento e la sensibilità delle persone. Per citare un esempio, il 43% dei partecipanti a eventi, intervistati in tutta Europa, sostengono di aver cambiato il proprio atteggiamento in seguito a iniziative e proposte sperimentate in occasione delle stesse manifestazioni. Gli organizzatori di manifestazioni riconoscono l’importanza di queste tendenze. In Italia, per esempio, gli organizzatori di eventi giocano la carta dell’eco-sostenibilità per attirare più visitatori (ad esempio Umbria Jazz e Eurochocolate).

Riga 2014.

Il progetto ZEN, con un’attività di ricerca accompagnata da una capillare diffusione e condivisione dei risultati sia verso gli enti che la cittadinanza europea, ha messo in luce l’impatto ambientale dei grandi eventi pubblici, ha prodotto lo scambio reciproco di esperienze di buone pratiche nella gestione degli eventi ospitati dalle città e dai territori coinvolti e ha individuato soluzioni innovative attuali a livello continentale.
Uno dei risultati delle diverse attività di ricerca condotte da ciascun partner del progetto ZEN è consistito in un sintetico report sull’evoluzione, dal 1960 ad oggi, delle politiche e delle buone pratiche di sostenibilità nell’organizzazione di eventi organizzati nei centri urbani.Il report è stato edito dall’Università di East London per creare una base comune di conoscenza a livello europeo su questa tematica. Con il progetto sono state individuate e comunicate possibili modalità virtuose di organizzazione degli eventi, finalizzate a ridurne l’impatto negativo sull’ambiente e a valorizzarne gli impatti positivi economici e sociali sulla comunità ospitante.
La pubblicazione di un handbook ha avuto lo scopo di offrire raccomandazioni pratiche e immediatamente applicabili agli amministratori locali, perché possano farle proprie nella futura progettazione di manifestazioni, soprattutto se ospitate nei centri storici. Per quanto riguarda la città di Perugia, partner del progetto, oltre ai documenti di carattere europeo (posizionamento comunitario sulla riduzione degli impatti e ricognizione delle buone pratiche), sono stati prodotti un Implementation plan, documento di orientamento politico sulla sostenibilità degli eventi piccoli e grandi, e un handbook rivolto a organizzatori e partecipanti.

 

Box informativo

ZEN, network per gli eventi a impatto zero sul patrimonio culturale, è un progetto europeo (INTERREG IVC) volto a sviluppare una metodologia condivisa per ridurre l’impatto di eventi e manifestazioni sui centri storici e sul patrimonio culturale attraverso lo scambio di esperienze significative  e di lezioni apprese dai partner partecipanti.

 

Partner

Sviluppumbria, Italia – Comune di Perugia, Italia – Comune di Drama, Grecia – Amministrazione Comunale di Vilnius, Lituania – Consiglio distrettuale di Sigulda, Lettonia – Università dell’East London, Gran Bretagna – Incubatore d’impresa Gotse Delchev, Bulgaria – Centro di Sviluppo Murska Sobota, Slovenia – Agenzia di sviluppo regionale del nord est, Romania, – Assessorato Regionale per la cultura e il turismo, Governo autonomo locale dell’Estremadura, Spagna – Università Erasmus di Rotterdam, Olanda – Consiglio della Contea di Powys, Gran Bretagna.

 

Sito web

http://zen-project.eu/new/

 

Per scaricare l’handbook

http://www.sviluppumbria.it/documents/20182/25139/ZENHandbook.pdf/48f64832-c4fc-4aab-80c4-6683d425adfe

 

Gigi Bettin, classe 1975. Laureato in Giurisprudenza , lavora in Sviluppumbria nell’area turismo e promozione integrata. Coautore insieme a mons. Paolo Giulietti della guida La Via di Francesco, ed. San Paolo. Ha collaborato ad alcune pubblicazioni sul territorio della Valnerina e dell’Umbria, e dal 2009 fornisce il suo contributo alla promozione e tutela della Via di Francesco. (g.bettin@sviluppumbria.it)