Derby Umbro Ternana-Perugia del 26/11/2017
1 Uno scatto dal derby Ternana-Perugia del 26 novembre 2017

 

Per vincere, nel calcio, ci vogliono risorse. Che, nella fattispecie, sono da rintracciarsi, in primis, in una società ben strutturata, formata da professionisti di qualità e guidata da presidenti in grado di supportare economicamente il tutto, ma anche, evidentemente, di dare una direzione in qualche modo politico-amministrativa alla società stessa. E non stupisca il riferirsi alla dimensione politica, perché la parola va intensa in due sensi, il primo che è quello che indica la necessità di porsi gli obiettivi da raggiungere, il secondo che, più genericamente, si riferisce proprio alla capacità di rapportarsi e confrontarsi con il territorio e chi lo guida ed amministra. Poi, poste le basi per agire in un mondo difficile come quello calcistico, c’è da affrontare il problema dei problemi, e cioè quello delle risorse, intese proprio come possibilità economiche, in quanto patrimonio complessivo da portare come simbolo estensivo di quello che vale potenzialmente la società e, più prosaicamente, invece, come il budget che s’intende investire annualmente, sia per le infrastrutture, quali lo stadio, sia, in qualche modo, per spese legate ad impellenze burocratiche, sia per quelle necessarie alla sussistenza materiale quotidiana per la squadra e chi ad essa ruota intorno, dai magazzinieri, agli addetti alle pulizie e quant’altro, sia, infine, punto fondamentale, per stipendi e campagna acquisti. Ora è evidente come ciò in cui sono carenti le squadre professionistiche umbre, su tutte Perugia e Ternana, sia soprattutto questo secondo aspetto della questione. E per essere chiari, ciò non significa che il Perugia e l’Unicusano Ternana non abbiano possibilità economiche e non spendano già molto per mantenersi nel campionato professionistico di serie B, significa, invece, soltanto che le due società non possono mettere in campo o non vogliono, per ragioni giustificate di bilancio, quanto serve per avere l’una, il Perugia, la possibilità di conquistare la serie A, come da tempo sta cercando di fare, l’altra, l’Unicusano Ternana, per un campionato tranquillo con una salvezza raggiunta senza patemi e con la possibilità di radicarsi nel campionato anche per gli anni a venire.

La Sfida del Perugia
Così, il Perugia, ad esempio, punta alla serie A, cercando di non svenarsi come fanno altre squadre con acquisti costosi e con eventuali stipendi capestro. Nascono in questo modo stagioni in qualche modo dagli intenti pirateschi, perché il Perugia punta a sorprendere le altre squadre favorite mettendo in campo un gruppo di giocatori in cui stanno insieme i prestiti di qualche atleta ottenuto da club di serie A e magari qualche giovane prelevato da serie inferiori. Ne risultano, da questa strategia, spesso compagini vincenti ma non sino al punto di fare il salto di categoria, ovvero, come dice il direttore sportivo Goretti, manca sempre un pezzo per completare il puzzle. Una strategia, quella illustrata, che ha portato comunque a buoni risultati, se è vero che, in quattro anni di serie B, sono stati raggiunti, compreso l’anno in corso, per tre volte di seguito, i play off, seppure con esiti non vincenti. Play off raggiunti, oltretutto, sotto la guida di allenatori esordienti o di scarso lignaggio calcistico e falliti clamorosamente l’unico anno in cui alla guida era stato messo un allenatore di grande e riconosciuto valore, attestato da un notevole cursus honorum, che è come riaffermare, quasi scolpito nella roccia, il fatto che la società possa ottenere successi solo con un mix di giocatori e allenatori non ancora affermati o in via di affermazione. Una vera propria esaltazione di una sorta di “fai da te” artigianale e, allo stesso tempo, quasi della conferma che, senza grandi investimenti, non si va oltre onorevoli piazzamenti. Qualcosa, quest’ultima, che la società del Perugia comincia a vivere con disagio, al punto che qualcuno teme un eventuale disimpegno della presidenza.

La Spregiudicatezza della Ternana
Similare, ma per molti aspetti diversa la situazione dell’Unicusano Ternana, che, come il Grifo, intendeva ed intende creare una realtà calcistica di rilievo senza però impantanarsi in spese troppo consistenti e pericolose. Da qui l’irrompere di questa società per certi versi anomala- perché mai si è vista una realtà prettamente legata al mondo dell’istruzione e della cultura entrare nel businnes calcistico- con una campagna acquisti tutta incentrata su elementi semisconosciuti e su di un allenatore arrembante e come dire “politically incorrect”. Un’irruzione accompagnata poi da proclami bellicosi lanciati verso il nemico dei derby regionali. Scelta complessivamente infausta e poco provvida che ha portato pessimi risultati, tanto che si è cercato di correggerla in corsa, evidentemente, però, tardivamente. Insomma, Perugia e Ternana, hanno cercato e cercano di sopperire alla inferiorità economica rispetto ad altre società ricorrendo, la prima, a intelligenti operazioni di mercato e alla fiducia accordata ad allenatori spesso esordienti in campo professionistico, l’altra, l’Unicusano, invece, provando a sopperire alla mancanza di risorse, con l’affidarsi all’entusiasmo degli esordienti ed anche ad una certa retorica patriottarda un po’ risibile. Per entrambi, in ogni caso, la riuscita del progetto, sia quello per il Perugia della serie A, sia quello per la Ternana di una solida presenza in serie B, è problematica, perché il calcio, comunque e dovunque, è sempre più legato ai soldi e, purtroppo, oltretutto, l’Umbria non sembra avere imprenditori importanti che coltivino la possibilità o la volontà di tuffarsi nel mondo calcistico. Per questo sarà bene accontentarsi, anche perché il calcio è comunque divertente ed appassionante ovunque lo si eserciti ed in qualsiasi serie, come ben sa chi lo ama.

 

Claudio Cagnazzo, pubblicista, collaboratore de “Il Messaggero” e del quindicinale “Rocca”. Si occupa di Sport, Costume e Società.