Questo numero della rivista si apre con un pezzo di Bruna Filippi. Storica di professione, da molto tempo al centro dei suoi interessi c’è la storia della Compagnia di Gesù. Nel lavoro di Filippi troverete una narrazione dettagliata e puntuale del ruolo che, per un certo periodo, i gesuiti hanno avuto nella città di Perugia. A seguire Marco Saioni, funzionario responsabile della comunicazione al Museo Archeologico dell’Umbria, ci presenta il museo con le sue nuove modalità espositive, ma senza trascurare di raccontarci in sintesi la storia del Museo e chiudendo con una lieve provocazione una tranquilla polemica venata d’ironia. Antonio Senatore, storico dell’arte, ci racconta, con taglio iconologico, la bellezza, la storia e il significato delle immagini di Porta S. Angelo. Francesco Torchia, regista e pedagogo teatrale, parte da Bob Dylan per fare il punto sullo stato delle cose del teatro nella scuola, uno tra i tanti strani oggetti (Gelmini docet) che sono diventate le materie extracurricolari. La filosofia non esiste, esistono le filosofie. Ma non parliamo di esistenzialismo, positivismo, neokantismo, ecc., di queste si occupa l’Accademia, e Studi Umbri è e vuole essere altra cosa rispetto alle riviste paludate e seriose che l’Accademia produce. Parliamo invece di filosofia aziendale, filosofia della rete e altre consimili (chiunque può coniare la propria di filosofia). Sandra Palermo, hegeliana di ferro e redattrice di Studi Umbri, ci illumina sulla filosofia del calcio, tra le tante filosofie associate alle discipline più disparate e spesso davvero immeritevoli, certamente non la più indegna. Primo Levi ha scritto alcuni dei libri fondamentali del ’900 letterario italiano (non solo italiano, non solo letterario e non solo del ’900, tanto per puntualizzare). Ma l’autore di Se questo è un uomo e di I sommersi e i salvati ha scritto anche delle poesie, poche poesie, ma tra queste poche alcune a nostro avviso sono davvero irrinunciabili. Ce ne parla Giorgio Pangaro, redattore di Studi Umbri. Francesca Borrione, dottoranda e saggista, scrive del cinema dopo l’11 settembre, e sempre in tema di cinema continua la storia infinita sulla fine del cinema, come al solito ad opera di Daniele Dottorini. Chiude il numero un saggio curato da due amiche antropologhe che lavorano in Argentina, Elisa Gabriela Palermo e María Alma Tozzini, un omaggio a, ed un ricordo di, uno dei massimi pensatori del secolo appena passato: Claude Lévi-Srauss. Quando si elencano le grandi menti del passato più o meno recente è quasi automatico citare Freud, Einstein, Wittgenstein, Watson&Crick, ecc., e se non si è troppo ingenerosi o prevenuti si chiude la serie con Marx. Di solito si lascia il discorso in sospeso per far capire che sì, ce ne sono stati tanti altri, ma quanto a potenza di pensiero, organicità dell’elaborazione teorica ed influenza esercitata, fuori dal circolo ristretto non resta che accomodarsi nei gironi inferiori. Lévi-Strauss, morto alla fine dello scorso anno, non ha ancora finito di far pesare la forza e la complessità del suo pensiero, non solo su quanti si occupano di antropologia, ma su tutti coloro che a qualsiasi titolo hanno a che fare con le discipline umanistiche nel loro senso più ampio.
Buona lettura.