Anche questo numero di Studi Umbri, come il precedente, esce puntualmente in ritardo. Non staremo a ripetere scuse e scusanti, in fondo è ancora primavera, e noi, come le best glamorous griffes, usciamo/sfiliamo con un numero di primavera-estate e uno di autunno-inverno. Il numero di interventi stavolta è un po’ ridotto anche se ci auguriamo che la qualità e la varietà degli articoli siano comunque tali da soddisfare coloro che ci leggono. In netta prevalenza i lavori dedicati alla cultura umbra, ma senza peccare di provincialismo né scadere nel localismo fine a se stesso.
L’artista di copertina è Riccardo Secchi, e Paolo Bellegrandi gli dedica un saggio critico. Il breve saggio di Alessandra Migliorati, centrato su un preciso dipinto di Secchi, completa e approfondisce il lavoro di Bellegrandi. Antonio Senatore prosegue nella narrazione delle Porte di Perugia, e dopo Porta S.Angelo è la volta di Porta S. Andrea.
Augusto Ancillotti, linguista e glottologo, tra i massimi esperti che si sono occupati delle Tavole Euguvine, in un saggio erudito e al contempo leggibile, tratta della religiosità degli antichi umbri.
Silvana Toppetti con un saggio sulle tovaglie umbre ci dimostra come la storia si possa leggere anche sui manufatti, quelli umili e quelli preziosi e, come è il caso delle tovaglie umbre, su quelli che, nati con umili pretese – oggetti di uso quotidiano – il tempo ha destinato a diventare preziosi oggetti da collezione. Carlo Calvieri rilegge per noi Leopardi, e il 150° dell’Unità d’Italia è l’occasione per riandare al Leopardi politico, e per ricordare che la tradizione, la storia e la memoria, che di un popolo fanno nazione, sono indissolubilmente legati alla sua letteratura. Esiste un canone della letteratura italiana che, seppur ondivago, a partire da Dante non ha subito interruzioni, e non ha eguali nelle letterature occidentali: ricordarlo ogni tanto non può fare che bene. Alleggerisce l’atmosfera Gian Luca Grassigli, archelogo, che dal particolare punto di vista della sua disciplina legge un capolavoro della filmografia felliniana, il Satyricon. Chiude questo numero Cristiano Bianconi con un viaggio che da Zenone di Elea arriva alla fisica post-einsteniana.

Buona lettura.