Studi Umbri si rinnova. Una nuova veste grafica, elegante e moderna, che però non vuole rappresentare un semplice vezzo estetico fine a se stesso, un abito nuovo da esibire per il semplice gusto di autocompiacersi.
Studi Umbri è e rimane prima di tutto una rivista nel senso più tradizionale del termine, così come la sua mission, il motivo fondante che la anima: informare, sollecitare il lettore al confronto critico in libera discussione sui temi più vari e sugli interessi più disparati. Potrebbe sembrare anche piuttosto banale riferendo ciò ad una rivista, ma forse oggi, nell’epoca dei 140 caratteri di Twitter, l’approfondimento critico o la semplice fruizione di articoli sono argomenti che possono essere non così scontati.
Rimane, inoltre, quello che è il complemento della rivista: l’Umbria, intesa non come mero localismo, ma come comune denominatore dei contenuti e/o del contenitore. E così, accanto ad articoli che hanno per soggetto la nostra cultura, i nostri luoghi, la nostra storia, convivono liberamenteanche altri – i cui autori provengono dall’ambito culturale umbro – che potremmo definire senza vergogna alcuna internazionali: si pensi ad esempio, per quel che riguarda il presente numero, agli articoli sul cinema o agli inviti alla lettura. Ecco quindi perché Studi Umbri.
Dov’è dunque la novità con cui si è aperto questo editoriale, rappresentata quasi allegoricamente dalla rinnovata veste grafica? Potrebbe sembrare un paradosso o addirittura anacronistico, ma la novità della rivista risiede proprio nel suo essere tradizionale da un punto di vista formale, in un panorama, quello del web, in cui la norma sembra ormai essere l’eccezionalità, la forma ricercata, il sensazionalismo (e ci si conceda, una buona dose di autoreferenzialità) sovente a discapito del contenuto e, soprattutto, del pubblico.